Capitolo 1: il processo alla chiesa


Dall'Introduzione

"La chiesa e il secondo sesso" fu pubblicato nel 1968, prima che la seconda grande ondata del femminismo toccasse il culmine. Cominciai a scriverlo nel 1965 a Friburgo, una cittadina medioevale della Svizzera dove vissi per sette anni e lo completai a Boston nel 1967. A parte le tesi dottorali, si è trattato del mio primo libro.
Lo scrissi con un grande senso di orgoglio, di collera e di speranza.
Nel 1971, dopo una storia breve e turbolenta, "La chiesa e il secondo sesso" si esaurì e formalmente morì. Io cercai di "ragionare" con l'editore perché lo ristampasse facendo notare che molte persone lo richiedevano, e che io stessa avevo ricevuto parecchie lettere e telefonate, specialmente di donne che studiavano o insegnavano materie attinenti al femminismo e che mi domandavano come mai il libro non fosse più disponibile. Ma la "ragione", nel senso che ho sempre dato a questa parola, non ebbe alcun effetto sui patriarchi della casa editrice, che rifiutarono di alzare un dito. E così io procedetti a fare altre cose, tra le quali ci fu un'evoluzione drammatica/traumatica dalla posizione di cattolica progressista a quella di femminista postcristiana. La mia promozione di addio alla chiesa fu formalizzata con un diploma autoconferitomi, il mio secondo libro femminista "Al di là di dio padre: verso una filosofia di liberazione della donna", apparso nel 1973.
Il viaggio nel tempo/spazio avvenuto tra le date di pubblicazione di questi due libri non potrebbe venir descritto adeguatamente con calendari e carte geografiche terrestri.
Nella mia esperienza non si trattò neppure di un semplice viaggio sulla luna, ma piuttosto fu un lanciarsi da una galassia all'altra, in un viaggio mentale verso nuovi orizzonti sempre più lontani.
Già parecchi anni donna/luce mi avevano separata da "La chiesa e il secondo sesso", di cui talvolta faticavo a ricordare l'autrice, quando nel 1974, con la logica imperscrutabile che caratterizza le divinità del mondo imprenditoriale, l'editore mi informò del suo celeste desiderio che il libro apparisse nuovamente sulla terra.
O Dea: un Secondo Avvento? Con un sussulto contemplai questa nuova rivelazione. La Parola divina era stata pronunciata, e che risposta potevo dare io a proposito di questo strano libro e della sua strana autrice, esistiti in un mondo lontano? Naturalmente c'era sempre la risposta biblica: "Mi avvenga secondo la tua parola" [frase pronunciata da maria all'angelo], ma non mi pareva molto adatta a una femminista postcristiana: perciò pensai che avrei dovuto escogitare qualche geniale soluzione al problema imbarazzante postomi da questi Dei Padri/Padrini. Quali erano le alternative? 
Forse un'edizione riveduta e corretta? Andai nel mio studio e presi il libro dallo scaffale. Aprendolo con riluttanza, ebbi l'impressione che si trattasse del diario di un'antenata ormai pressoché dimenticata, un diario la cui eccentricità doveva essere vista nel suo contesto storico e trattata con il dovuto rispetto.
Aprendo a caso il libro mi trovai nel capitolo VII "Verso una collaborazione paritaria: qualche modesta proposta".
Lessi alcune pagine e vidi che l'autrice proponeva che si arrivasse alla parità tra uomini e donne nella Chiesa (sic, con la C maiuscola). E mi domandai perché mai qualcuno potesse desiderare la parità nella chiesa. In una dichiarazione che avevo rilasciata alla stampa solo tre o quattro anni donna/luce prima, avevo spiegato che una donna che chiedesse la parità nella chiesa avrebbe potuto essere paragonata ad un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/ku-klux-klan-tutta-la-storia-nei.html) Come aveva potuto essere tanto ottusa, l'autrice di quel libro? Ma già, la data di pubblicazione era il 1968 A.D.
Scorrendo rapidamente alcune pagine, notai che l'autrice aveva usato il pomposo pronome "noi" anziché "io", e aveva scritto "esse" riferendosi alle donne, anziché "noi". Ma perché diceva "noi" quando intendeva dire "io", ed "esse" quando voleva dire "noi"? Notai poi, con un senso di imbarazzo per lei, che usava la parola "uomo" come se fosse un termine generico. Mi resi anche conto che aveva sperato di riformare il cristianesimo. Ovviamente sarebbe stata un'impresa impossibile fare una revisione di questo libro nell'anno 1975 del tempo/spazio femminista post cristiano (d'ora in poi citato come A.F, cioè Anno Feminarum).
Che fare, allora? Poiché il modello cristiano di rassegnazione alla volontà del Padrone del mondo non era più funzionale nell'anno 1975 A.F., presi in considerazione la possibilità di rifiutare l'autorizzazione a questo Secondo Avvento de "La chiesa e il secondo sesso". Tuttavia la prospettiva di un drastico rifiuto mi lasciava perplessa, in parte perché le donne continuavano a cercare questo libro. Poi mi venne in mente un'altra possibilità: lasciare che esso si incarnasse nuovamente, con una mia nuova introduzione postcristiana. Anzitutto, poiché il libro è frutto di un'accurata ricerca storica e il materiale in esso contenuto non è facilmente reperibile altrove, questo Secondo Avvento avrebbe messo questi dati di nuovo a disposizione delle studiose di questioni femminile; in secondo luogo il libro stesso è ormai parte della storia delle donne (1), e in quanto tale è rivelatore perché rappresenta uno stadio del pensiero, delle sensazioni, della speranza, della politica su cui ora si può riflettere dalla prospettiva del nuovo tempo/spazio femminile. E giacché in una precedente incarnazione fui l'autrice di questo libro, mi trovo oggi in una posizione unica per darlo nuovamente alla luce, una luce nuova, e per diventarne in una nuova prefazione la critica e la recensitrice.
Così sorse l'alba della seconda Daly (del secondo giorno) (2).
E vidi che l'idea era buona.


(1) Mary Daly è stata la più incisiva teologa femminista radicale del '900; ha inciso anche sulla nuova spiritualità femminile della Wicca Dianica Ginocentrica.
(2) Gioco di parole tra "Daly" e "Day", giorno.


Capitolo Primo: il processo alla Chiesa

Chi è impegnato nella lotta per la parità dei sessi ha spesso visto nella Chiesa cattolica una nemica, giacché l'insegnamento della Chiesa ha perpetuato una concezione tradizionale della donna che la esalta e la umilia al tempo stesso. è appunto questa ambivalenza, tipica di tante affermazioni cattoliche sulla donna, che appare deplorevole a chi si batte per migliorare la condizione legale, professionale ed economica delle donne.
I fautori della parità del sesso accusano di imperdonabile ipocrisia un certo tipo di propaganda ecclesiastica, che mentre finge di collocare la donna su un piedistallo, in realtà le impedisce di realizzarsi pienamente e di partecipare attivamente, da persona adulta, alla vita sociale. E osservano che quest'idealizzazione simbolica tende a gabbare le donne, inducendole ad accontentarsi del ruolo limitato loro imposto. Innumerevoli donne, indotte a provare sensi di colpa o a credersi anormali, non femminili, se si ribellavano ai ruoli tradizionali, sono così state condannate a un'esistenza tarpata e subalterna in nome della religione (...) La Chiesa opera come "un gruppo di pressione", esercitando un'influenza attraverso i mezzi di comunicazione e le strutture politiche, religiose e sociali da essa controllate, al fine di ostacolare quei cambiamenti che migliorerebbero la condizione femminile. E così si è affermato, documentando questa tesi, che:
"dovunque la Chiesa è saldamente radicata, nei paesi dove è religione di stato o semplicemente la religione dominante, la gerarchia ha sempre persistito nel mantenere la donna nella sua tradizionale condizione di inferiorità, opponendosi a qualsiasi riforma liberale tendente a migliorarne la condizione nella famiglia o nella società"
Secondo Simone de Beauvoir, (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/simone-de-beauvoir-con-contorno-di.html) il ruolo passivo coatto è mutilante, e le donne sono state incoraggiate ad accettarlo per la mentalità, inculcata dalla Chiesa, dell'attesa di un premio ultraterreno.
"Alla donna si chiede non tanto di accettare in nome di Dio la sua inferiorità, quanto di credersi, grazie a lui, uguale al maschio dominatore; (*)  si sopprime anche la tentazione di una ribellione, pretendendo di superare l'ingiustizia. La donna non è più privata della sua trascendenza, perché consacra a Dio la sua immanenza; i meriti delle anime si misurano soltanto in cielo e non secondo i risultati terreni."
In realtà questa "parità" che le donne avrebbero raggiunto mediante il cristianesimo è inconsistente. Da un lato è ampiamente dimostrato che si disprezza la donna in quanto essere sessuale, dall'altro poi, nel contempo la si esalta in modo non realistico (**)


(*) Si veda a tal riguardo l'abominevole testo paolino che proclama "in Cristo non c'è né maschio né femmina".  E il commento che ne fa la Daly in "Al di là di Dio Padre":
"Viene spontaneo rispondere che anche se fosse vero, di fatto altrove maschio e femmina sicuramente ci sono. Per di più, i fatti concreti della realtà sociale e dato il fatto che l'immagine di Cristo è maschile, ci si deve chiedere quale significato-contenuto questa frase possa mai avere"
(Nota di Lunaria: la dissoluzione della femminilità, visto che cristo mantiene su di sé i soli tratti maschili E NON ASSUME quelli femminili)


(**) Infatti la donna è temuta perché "turba" la castità dei maschi santi e pii (gli Agostino, gli Aquino), e viene esaltata in maria, la femminilità della gravidanza del figlio maschio, a discapito del godimento sessuale: maria è l'eternamente frigida, alienata dalla sua stessa clitoride.

Un secondo tema attinente al nostro argomento nell'opera della de Beauvoir è quello che la Chiesa, con la sua dottrina, dà implicitamente l'idea che le donne siano inferiori per natura (1).
Nelle antiche religioni pagane si venerava la Dea Madre; (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/la-dea-madre-nelle-diverse-culture.html)
il giudaismo e il cristianesimo rappresentano una reazione a ciò:

"L'aspetto più terribile della donna consisteva nel suo volto di Madre; perciò appunto nella maternità va trasfigurata e asservita"

Quest'asservimento fu compiuto simbolicamente nel culto della Vergine Madre di Dio, che viene glorificata solo in quanto accetta il ruolo subordinato assegnatole:
"Per la prima volta nella storia dell'umanità, la Madre si inginocchia davanti al figlio; riconosce liberamente la propria inferiorità. Nel culto di Maria si avvera la suprema vittoria del maschio; la femmina acquista una riabilitazione nel compimento della propria disfatta"
Ciò che conta è che le donne vengono incoraggiate a identificarsi con quest'immagine di Maria, con risultati disastrosi (2). Parlando della condizione servile delle donne nei paesi cattolici, Simone de Beauvoir dice che "ciò deriva in gran parte dal loro stesso atteggiamento: il culto della Vergine, la confessione ecc., le invitano al masochismo".
Nel dogma cattolico essa vede qualcosa che contribuisce a condizionare le donne perché adorino e servano l'uomo (3)


(1) Per la Scolastica, l'inferiorità è triplice: corporalmente, intellettualmente, spiritualmente.
(2) Si vedano questa pagine di un volume di mariologia:






(3) Perché maria è "l'ancilla Domini", la serva del Signore (che ha un simbolismo da "maschio fecondatore", in rapporto a maria, visto che la feconda) a lui sottomessa e subordinata. 




"I maschi non avrebbero fruito pienamente di questo privilegio se non l'avessero concepito come fondato nell'assoluto e nell'eternità: hanno cercato di trasformare in diritto il fatto della loro supremazia. Le religioni foggiate dagli uomini riflettono tale volontà di dominio: nei miti di Eva, di Pandora, gli uomini hanno trovato armi. Hanno messo la filosofia, la teologia al loro servizio... (*)"

(*) Si veda a tal proposito il concetto più evidente, e più abominevole della teologia cristiana: Dio che si fa esclusivamente maschio in terra...

Secondo la nostra autrice, due sono le fonti principali dell'impronta misogina della teologia morale cattolica: la tradizione ebraica (Paolo) e la filosofia greca, che fornì uno speciale supporto all'idea dell'inferiorità femminile. Il concetto aristotelico di nature fisse, come pure l'idea che nella procreazione la donna svolgesse la funzione secondaria di fornire la materia prima e che l'uomo fornisse invece la forma, furono fatte proprie da san Tommaso d'Aquino. In tal modo il posto della donna veniva determinato dalla sua "natura". Quest'idea servì agli scopi delle istituzioni patriarcali che la Chiesa perpetua e rispecchia (...) l'idea di una speciale peccaminosità della donna, che si fondava su interpretazioni bibliche allora correnti, combinandosi con l'idea della natura inferiore di lei affermata dalla filosofia aristotelica, faceva credere che il fatto sociologico della subordinazione femminile fosse scritto nei cieli. (*)

(*) Per Tommaso d'Aquino: "Poichè Dio, secondo il piano della sua provvidenza, governa gli esseri inferiori mediante quelli superiori"; "Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé di sesso maschile e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, per esempio dai venti australi";
"ci sono due specie di sudditanza (...)  economica o politica, in forza della quale chi è a capo si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. E tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato, poichè senza il governo dei più saggi sarebbe mancato il bene dell'ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo poichè l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento razionale."

ADESSO DI QUESTA PORCHERIA AQUINIANA METTERò ANCHE LE FOTOGRAFIE DELLE PAGINE, PRIMA CHE QUALCUNO STARNAZZI DICENDO CHE NON è VERO NIENTE E CHE SONO TUTTE CATTIVERIE CHE MI SONO INVENTATA IO:










QUESTE INVECE SONO LE PAGINE DOVE TOMMASO D'AQUINO NEGA L'IMAGO DEI, CIOè L'IMMAGINE DI DIO, NELLA FEMMINA:






La de Beauvoir sostiene che l'antifemminismo cristiano è sempre stato legato a un atteggiamento ostile alla sessualità. In effetti "in una religione che maledice la carne, la donna diventa la più temibile tentazione del demonio (...) la carne che per il cristiano è Altro, è il nemico, non si discrimina dalla donna. In lei si incarnano le tentazioni della terra, del sesso, del demonio. Tutti i padri della Chiesa mettono l'accento sul fatto che fu lei a indurre Adamo in peccato. Inoltre, dal Medioevo in poi, il fatto di avere un corpo è stato additato nella donna come un'ignominia." (1)

(1) La donna terrena è la ianua diaboli, la porta che permette al male (lussuria!) di entrare nel mondo. Al contrario la coperta, docile e sottomessa maria è la ianua coeli, la porta del Paradiso, proprio perché "depurata da ogni piacere sessuale, non provoca il maschio a lussuria"

La de Beauvoir rileva poi un'ipocrisia e perfino un inconscio sadismo nell'atteggiamento cristiano verso l'aborto:
"Bisogna notare che la Chiesa autorizza in certe occasioni l'uccisione di uomini fatti: nelle guerre, o quando si tratta di condannati a morte; ma riserva per il feto un umanitarismo intransigente."
Le donne, ridotte a una condizione di asservimento alla specie, come strumenti di riproduzione, esse non possono elevarsi al di sopra della loro condizione, "asservimento alla funzione generatrice" (...) ciò che intende dire la de Beauvoir è che la Chiesa contribuisce a mantenere tale asservimento anche dopo che la scienza ha reso possibile una liberazione (anticoncezionali, preservativi...) e lo fa appunto vietando alla donna i mezzi più efficaci per prevenire successive maternità non volute.
Un'analisi dell'opera della de Beauvoir fa emergere un quarto punto importante di critica alla Chiesa: escludendo le donne dalla gerarchia, contribuisce a inculcare in loro un senso di inferiorità:
"Gli emissari di Dio sulla terra: il papa, i vescovi di cui si bacia l'anello, il prete che dice messa... sono tutti uomini"
L'esclusione della donna dalla gerarchia ha un significato psicologico diverso da quello della sua esclusione da altri gruppi autorevoli, perché si collega con l'idea della divinità come entità maschile; quest'idea è rafforzata dal fatto che Dio viene chiamato Padre, che Cristo è maschio, che gli angeli puri spiriti hanno nomi maschili. E così si incoraggia la tendenza a stabilire un'equazione tra il sesso maschile e il divino (...) L'unica possibilità concessa alle donne è la docilità verso il maschio, unico intermediario tra loro e un Dio Maschio.

La storia: una serie di contraddizioni

La Bibbia ci mostra la condizione molto insoddisfacente e spesso infelice delle donne nei tempi antichi. Gli autori dell'Antico Testamento e del Nuovo Testamento erano uomini del loro tempo, e sarebbe ingenuo supporre che fossero esenti dai pregiudizi di allora. Quindi è un procedimento assai dubbio quello di costruirsi un'idea della "natura femminile" e del "piano di Dio" sulla donna partendo dai testi biblici. Come ha ammonito un teologo, "stiamo attenti a non tradurre in termini di natura ciò che è stato scritto in termini di storia" (Louis Marie Orrieux, 1963)

Nota di Lunaria: Ovviamente per i cristiani TUTTA la Bibbia è ispirata da Dio. Di fronte all'evidenza che la Bibbia è un testo misogino, violento, opprimente, scritto da maschi secoli fa, ha senso per le donne far parte di questo culto?

Gli autori cristiani lungo i secoli hanno sfruttato al massimo il racconto della creazione di Eva contenuto nel Genesi, nonché l'ubicazione della costola. Tutto ciò, unitamente al ruolo di tentatrice svolto da Eva nel peccato originale, è stato interpretato come una dimostrazione inequivocabile dell'immutabile inferiorità della donna, un'inferiorità non solo fisica ma anche intellettuale e morale (...) Il fondamento sul quale costruire tutta l'argomentazione per asservire la donna viene trovato nel più antico dei due racconti della creazione, il documento "jahvista" del capitolo II del Genesi, che si è voluto utilizzare come base del pensiero cristiano, mentre non si è prestata molta attenzione al racconto del documento "sacerdotale" che si trova nel capitolo I del Genesi.

Nota di Lunaria: Infatti il racconto in Genesi è DUPLICE. Nel primo racconto (gli) Elohim crea(no) un "maschiofemmina", quindi androgino o uno strano essere "maschiofemmina" (con due teste, una di Adamo, l'altra di Eva? quattro braccia? Due organi genitali? Non è dato saperlo).
Nel secondo racconto Jahvè crea prima Adamo e poi Eva.
è pure degno di nota che anche il tema della "divisione dei ruoli" viene collocato nel contesto delle conseguenze del peccato: e qui è l'uomo che svolge il compito di dominare la natura, mentre la donna viene vista soltanto nel contesto delle fatiche connesse con la riproduzione della specie. (Nota di Lunaria: infatti secondo quest'ottica, la donna è creata per permettere ad Adamo di riprodursi, mentre è il solo Adamo ad aver dato un nome alle cose e agli animali, come "signore assoluto della conoscenza, della scienza, del dominio sulle cose")

I passi più pesantemente antifemministi si trovano, come è noto, nei testi paolini.
Per le usanze di quel tempo, come quella che le donne andassero velate, Paolo cercò una giustificazione teologica e ciò spiega in parte il riferimento da lui fatto a Genesi 2 in Corinzi 11,7 che egli interpreta nel senso che la donna sia destinata all'uomo, non viceversa. Ed è qui che troviamo l'idea che "L'uomo sia immagine e gloria di Dio", mentre la donna sarebbe "La gloria dell'uomo";
"E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo"(*)

(*) E infatti Tommaso d'Aquino aggiunge: "Dimostrazione: Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse tratta dall‘uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali. Primo, perché da ciò risultasse una particolare dignità per il primo uomo, il quale a somiglianza di Dio doveva essere il principio di tutta la sua specie, come Dio è il principio di tutto l‘universo. Per cui anche S. Paolo [At 17, 26] afferma che Dio «creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini»."

Uno dei passi più spesso citati è "Le mogli stiano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto" (Efesini 5,22-24)
I testi in questione sono stati usati lungo i secoli come garanzia dell'approvazione divina per trasformare la condizione subalterna della donna da fatto storico contingente in norma immutabile; sono stati citati per corroborare le tesi di chi faceva di tutto per impedere l'accesso delle donne all'istruzione, alla parità economica e giuridica e alle professioni. E purtroppo quest'uso irresponsabile continua ancor oggi.

Nota di Lunaria: e mettiamo anche le pagine bibliche di san paolo prima che qualcuno starnazzi che non è vero niente e che è tutta una menzogna:












Capitolo 4: ancora misoginia e discriminazione

Gli spacciatori di piedistalli

Nonostante i continui progressi verso il riconoscimento dei diritti personali e dell'autonomia della donna, nel pensiero moderno e contemporaneo hanno continuato a fare capolino gli stereotipi riguardanti la sua presunta "natura".
Così il teologo domenicano francese A.M. Henry, scriveva
negli anni '50:

"In quel secolo equilibrato (il 1300) san Tommaso d'Aquino aveva un concetto della rispettiva posizione dei coniugi nella femiglia, che nonostante alcune esagerazioni, ci appare valida ancor oggi."

Gertrud von Le Fort (una baronessa) pubblicava "La donna eterna" (1934), un concentrato di misoginia auto-dispensata.

"Della Donna Eterna si dice che "ha la vocazione alla resa e al nascondimento; di qui il simbolo del velo (...) l'opera femminile non può pretendere di primeggiare ed è subordinata all'originale attività dell'uomo"

Totalmente staccata da sé, e anzi priva di un proprio io, essa non raggiunge una realizzazione personale, ma semplicemente un generico appagamento nella maternità, fisica o spirituale.

Secondo la von Le Fort il movimento femminista ha una motivazione "tragica" perchè "è il risultato di una dissonanza intervenuta nella natura femminile" mentre si lamenta che: "è difficile indurre le donne a compiere il lavoro di domestiche, che è così appagante e così consono alla naturale vocazione femminile"; (ricordiamo che l'Autrice era una baronessa, quindi, servita da domestiche e cameriere)

e al riguardo del "sacerdozio femminile": "La Chiesa non poteva affidare alla donna il sacerdozio... perchè avrebbe distrutto lo specifico significato di lei nella Chiesa"

Alcuni pensatori come Berdjaev (*) affermavano che il moderno movimento per l'emancipazione delle donne "cerca di condurle su una via maschile" e "mascolinizzasse la donna" (Teilhard de Chardin)
 
(*) Il quale aveva già dichiarato che: "Il culto della Madre di Dio, della Santissima Vergine, è sostanzialmente distinto dall'adorazione pagana del principio femminile; è l'adorazione di una femminilità completamente illuminata e serena, che ha conseguito la vittoria sull'elemento vile presente nella femminilità (...) Nell'elemento femminile c'è qualcosa di basso e sinistro"

Come osserva la traduttrice dell'opera della Daly, Liliana Lanzarini, non si capisce allora perchè Berdjaev tema che la donna emancipata si "mascolizzi", visto che per lui la femminilità contiene già un elemento vile, basso e sinistro da esorcizzare!, e al contrario, avrebbe dovuto approvare la "mascolinizzazione della donna nel Femminismo" come un miglioramento!
Ma la logica non appartiene ai pensatori cristiani.

Louis Bouyer nel 1962 scriveva una frase che avrebbe eccitato lo stesso Tommaso d'Aquino: "La femminilità è un segno dell'essenziale incompletezza della creatura"

Francis Arnold concordava in pieno con Nietzsche: "La felicità dell'uomo, come ha detto Nietzsche, è la mia volontà. La felicità della donna, invece, è la volontà di lui.", per poi affermare che: "il padre è il capo, il re, il rappresentante designato dell'autorità nella famiglia e l'episcopus della sua casa (...) quella gerarchia tra l'uomo e la donna che è stata voluta da Dio nel matrimonio, nella famiglia e nella società"

Danniel e Oliver, dopo aver affermato che "ai bambini si regalino solo trenini, per mostrare loro fin dai primi anni l'inclinazione al potere, mentre le bambine giochino con la bambola", postulano:

"Il cervello della donna è generalmente più leggero e più semplice di quello dell'uomo, e ciò può spiegare la sua minore capacità deduttiva"

Monsignor Giacomo Alberione, fondatore della Compagnia di San Paolo e di varie congregazioni religiose femminili:

"La donna in primo luogo ha come campo delle proprie fatiche la famiglia sua. E chi vuol darle come primaria occupazione un lavoro fuori di essa, dovrà violentare i suoi gusti, dovrà opporsi ai disegni provvidenziali di Dio, dovrà creare delle spostate, delle infelici, delle inutili, e peggio, delle rivoluzionarie"

e padre Jean Galot in un libro che rappresenta una vera e propria miniera di perle clerico-maschiliste scriveva:

"Nei privilegi di Maria, pur sublimi che siano si rivelano le intenzioni del piano divino relative a tutto il genere femminile"

"Così come Cristo, principio attivo perchè maschio, ha operato, Maria, come creatura dipendente (*) ha soltanto cooperato (**), così per analogia deve avvenire anche nei ruoli dell'uomo e della donna nella Chiesa"

"Cooperazione della donna in termini di ricettività: l'uomo ha la missione di predicare, la donna ha quella di ascoltare"

Ruolo che Jean Galot considera nobile e degno, perchè:

"Con la sua volontà di ascoltare e assimilare, la donna rende un servizio all'uomo che parla" 

"Disposta per natura a subordinare la propria volontà a un altro, è docile e meno atta al ragionamento"

E, vetta sublime cristiana nell'idolatria del Cristo/sacerdote maschi, Galot conclude che "La scelta divina si appoggia sulle doti maschili"

(*) "L'incarnazione redentrice si è realizzata sotto la livrea maschile [...] Il piano divino pur attribuendo a Cristo, nuovo Adamo, il posto eminente e unico che conviene al figlio di Dio, gli ha messo accanto una nuova eva, a lui sottomessa e sotto la sua dipendenza.", pagina 80 e successive,
del suo manuale per l'educazione delle vere femmine cristiane

"C'è donna e donna".


Tra l'altro come fa notare la Daly: "L'idea che Maria debba essere un modello per tutte le donne si fonda su presupposti più che discutibili; si dà per scontato che si sappiano molte cose sul personaggio storico della Madonna, mentre al contrario si sa ben poco; si è arrivati ad argomentare che siccome la Madonna non ha fatto determinate cose, non le possono fare neppure le donne del nostro tempo"

(**) Ovvero, per citare l'Aquinate, ha somministrato in modo passivo la materia 

Ovviamente, la donna non può che essere vergine/sposa/madre; mai e poi mai ai teologi/papi è venuto in mente di codificare il ruolo maschile nei soli vergini/sposi/padri.

Capitolo 2: Patristica, Scolastica e Pio XI


IL PERIODO PATRISTICO
 
L'esame degli scritti dei Padri della Chiesa mette chiaramente in luce il fatto che esiste realmente un problema della donna nella Chiesa. La seguente affermazione di Gerolamo:
"Finchè la donna è per la generazione e per la prole, essa differisce dall'uomo come il corpo differisce dall'anima; ma quando vuol servire Cristo più che il mondo, allora cesserà di essere donna, e sarà chiamata uomo, vir"

("Quandiu mulier partui servit et liberis, hanc habet ad virum differentiam, quam corpus ad animam. Sin autem Christo magis voluerit servire quam saeculo, mulier esse cessabit, et dicetur vir" Comm. in Epist. and Ephes. III, 5)

Nota di Lunaria: parole affermate dallo stesso Gesù, nel vangelo apocrifo degli Egiziani: "Sono venuto a distruggere le opere della femmina", mentre nel "Vangelo di Tommaso", Gesù dichiara: "Io la guiderò in modo da farne un maschio, cosicché anch'essa possa diventare uno spirito vivente che somigli a voi maschi. Infatti ogni donna che diventa maschio entrerà nel Regno dei Cieli."

Caratteristiche tipicamente femminili sono, secondo i Padri della Chiesa, la superficialità e l'incostanza (1), la loquacità e la debolezza (2), la durezza di comprendonio (3)
e l'instabilità mentale (4)

1) Giovanni Crisostomo: "Perciò la donna è una cosa debole di mente e corpo, e incostante e leggera" ("Propter quod mulier res imbecilla et mobilis et levis", Epist. I ad Cor. cap. 14, v 35, Homilia XXXVII)
2) Giovanni Crisostomo: "Questo sesso infatti è ciarliero", "Il sesso infatti è debole o incostante, leggero" ("Loquax enim est hic sexus"; "Sexus enim est infirmus et levis" In Epist. I ad Tim., cap. 2, v. 11, Homilia IX)
3) Cirillo d'Alessandria: "Infatti in massima parte la mente delle femmine è più rozza, né può facilmente capire cose difficili"
("Rudiores enim sunt ut plurimum feminarum mentes, nec ardua facile possunt assequi", Joannis evan. liber XII, XX, 15)
4) Gregorio Magno: "Perciò io non parlo alle femmine, bensì agli uomini, perché chi è di mente instabile non è assolutamente in grado di capire le mie parole" ("Ergo non feminis, sed viris loquor, quia hi qui fluxa mente sunt mea verba percipere nequaquam possunt", Moral. Liber XXVIII, cap. )

Per lo più essi sembrano perplessi per il fatto dell'esistenza stessa della donna. Agostino ha bene espresso tale punto di vista dicendo che non capiva come si possa dire che la donna sia stata creata per essere di aiuto all'uomo, se si esclude l'opera della generazione:
De Genesi ad litteram IX, cap. 5
"Perciò non trovo per che cosa la donna sia stata creata come aiuto all'uomo, se si toglie la causa del partorire" ("Quapropter non invenio ad quod adjutorium facta sit muliere viro, si pariendi causa subtrahitur")

E ancora, Clemente d'Alessandria: Stromatum, liber IV, cap. 8
"Capo è ciò che gode di preminenza; se è vero che il Signore è capo dell'uomo, e l'uomo della donna, ne consegue che l'uomo è il signore della moglie" ("Caput ergo est id, quod principatum obtinet: si est autem Dominus viri caput, mulieris autem vir")
Nel Genesi, i Padri trovarono una spiegazione dell'inferiorità della donna, che servì da garanzia del beneplacito divino per perpetuare una situazione che di fatto rendeva la donna inferiore.
Giovanni Crisostomo pensava che dalla creazione successiva di Eva si potesse dedurre che Dio aveva assegnato all'uomo il ruolo più necessario e più onorevole, alla donna quello di minor conto e meno onorevole: "Perciò Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all'uomo, e la minore e inferiore alla femmina" ("Ita Deus ordine suas cuique functiones distribuit, ut utilior ac magis necessaria pars viro obtingeret, minor autem et inferior feminae", Quales ducendae sint uxores, 4)
L'Ambrosiaster poi osserva che la donna è inferiore all'uomo perché non è che una porzione di lui:
"La donna è quindi inferiore all'uomo, perché non è che una porzione di lui" ("Inferior ergo mulier viro est, portio enim ejust est", Comment. in Epist. ad Cor. primam, PL 17, 253)
E: "L'uomo infatti fu fatto a immagine di Dio, non la donna" ("Vir enim ad imaginem Dei factus est, non mulier")
Agostino scrive che solo l'uomo è immagine e gloria di Dio; e poichè la donna credente, pur coerede della grazia, non può spogliarsi del suo sesso, viene reintegrata nell'immagine di Dio solamente là dove non esiste sesso, ovvero nello spirito:
"La donna insieme con il suo uomo è l'immagine di Dio (...) L'uomo invece per quanto riguarda lui solo, è immmagine di Dio così piena e integra come quando la donna è a lui unita (...) Le femmine credenti sono rinnovate a immagine di Dio là dove non c'è alcun sesso, cioè nella loro mente che è spirituale" (De Trinitate XII, 7)
Così Agostino insegnava che l'ordine delle cose sottomette la donna all'uomo: "Ad esempio di tal cosa fu creata la femmina, che l'ordine delle cose sottomette all'uomo... E come è compito dell'uomo governare la femmina" ("Ad hujus rei exemplum femina facta est, quam rerum ordo subjugat viro... Sicut vir debet feminam regere", De Genesi contra Manichaeos, II, 11)
e per Origene: "Le nostre azioni sono femmine o maschi (...) Se seminiamo nella carne, il frutto del concepimento della nostra anima non è maschio, bensì femmina, e quindi fiacco, molle, greve di materia. Se invece contempliamo le cose eterne e abbiamo l'animo attento alle cose migliori, allora sì che produciamo i frutti dello spirito, tutti maschi. Perché ciò che è presentato al cospetto di Dio, tutto ciò che appare agli occhi del Creatore è maschio, non femminile e Dio non si degna di guardare ciò che è femminile e corporeo" ("Quod agimus, aut femina aut mas est. Seminantes enim in carne non marem sed feminam edimus animae fetum, nempe enervem, mollem aut materia crassum. Si vero aeterna spectantes et ad meliora attentum habentes animum, fructus spiritus edimus, omnes fetus nostri mares sunt. Quae igitur offeruntur in cospectu Dei, quaeque Creatoris oculis apparent, haec mascula, non feminea sunt. Neque enim feminea aut corporea dignatur Deus respicere", Comm. in Lucam, Homilia VIII)

Scriveva Tertulliano per l'edificazione delle sue contemporanee:
"Non sai che sei Eva? Tu sei la porta del diavolo... tu sei colei che per prima ha violato la legge divina; tu sei colei che ha persuaso a peccare colui che il diavolo non fu capace di attaccare; con quanta facilità hai fatto cadere l'uomo, l'immagine di Dio; per la pena da te meritata, cioè la morte, perfino il figlio di Dio dovette morire"
"Et Evam te esse nescis? Tu es diaboli ianua, tu es divinae legis pria desertrix; tu es quae eum suasisti, quem diabolus aggredi non valuit; tu imaginem Dei, hominem, tam facile elisisti; propter tuum meritum, id est mortem, etiam filius Dei mori habuit"
(De Cultu feminarum, l'abbigliamento delle femmine)

Ciliegina sulla torta: per Tertulliano ogni femmina dovrebbe andare in giro coperta di stracci, come un'Eva piangente e penitente, per meglio espiare ciò che le deriva da Eva: l'ignominia della prima colpa, la perdizione del genere umano.
Clemente d'Alessandria nel "Paedagogi" (II, 2) insegnava che per la donna è già sufficiente motivo di vergogna il pensare che essa sia donna:
"Per la donna, per la quale è motivo di vergogna il pensiero stesso di chi essa sia."

Nella mentalità dei Padri, donna e sessualità si identificavano, e quindi l'orrore da loro provato per il sesso diventava orrore per la donna (...) Il senso di colpa maschile per il sesso, un'ipersensibilità agli stimoli sessuali, veniva così trasferito sull'"Altra", alla donna. (Nota di Lunaria: ricordiamoci che il cristianesimo, sempre per bocca dei Padri della Chiesa, esaltava la castità e considerava l'orgasmo il sommo male, negando addirittura il piacere tramite autoerotismo o pensieri sessuali; si consulti a tal proposito il "Manuale dei Confessori" di Jean Baptiste Bouvier)

IN QUESTO LIBRO SI TROVANO DOZZINE DI ALTRE SCHIFOSATE MISOGINE (NON SOLO CRISTIANE)


è INUTILE CHE CONTINUATE A NEGARE LA MISOGINIA DELLA VOSTRA RELIGIONE! CHI HA CERVELLO LEGGE I LIBRI GIUSTI E LE COSE LE SCOPRE!!!!!!

Osservazione di Lunaria a queste galanterie cristiane:
Che altro ci dovevamo aspettare da maschi che hanno fondato una religione che adora un Dio Padre fecondatore e un Dio nato esclusivamente maschio in terra, se non queste belle frasi galanti sulle donne, pronunciate mentre si magnificava la virilità di Cristo, il Dio che si fa maschio in terra, maschio, come questi Padri della Chiesa, un Dio Maschio che permetteva al meglio che la loro virilità fosse elevata a sesso dello stesso Dio?
Il loro stesso riferirsi alle donne col termine spregiativo di "femmine", "femina" (mentre non chiamano gli uomini "maschi", "mas, masculus") e non "mulier" ("donna"), lascia intendere come considerassero la donna un semplice animale sessuato.

IL MEDIOEVO

Pier Lombardo, il teologo del XII secolo le cui Sentenze divennero il testo usato dai docenti di teologia, scrive che: "La donna è la sessualità stessa" ("Mulier est ipsa sensualitas", Collectanea in epist. D. Pauli ad Cor., Cap. XI, 8-10); anche Graziano, il principe dei canonisti della Chiesa d'Occidente, autore del Decretum (XII secolo), scrive che la parola "vir" (uomo) deriva da "virtus animi" (virtù, fortezza d'animo); la parola "mulier" (donna) deriva da "mollities mentis" (mollezza della mente).
Bonaventura in Comm. in sec. librum Sententiarum Petri Lombardi, dist. XVI, art 2., q.2, annota: "L'immagine di Dio si trova in maniera più eccellente nel sesso maschile che in quello femminile"
("Excellentiori modo reperitur imago Dei in sexu masculino quam feminino") e "Infatti l'uomo, poichè è forte e presiede alla donna, rappresenta la parte più elevata della ragione, invece la donna rappresenta quella inferiore e ciò a motivo della virilità da un lato, e dell'infermità e fragilità dall'altro" ("Vir enim, quia fortis est et praesidet mulieri, superiorem portionem rationis significat, mulier vero inferiorem, hoc autem est ratione virilitatis ex parte una, et infirmitatis et fragilitatis ex altera", XVIIII, art. 1, q.1)

A questo quadro venne ad aggiungersi un elemento nuovo, cioè l'assimilazione nella teologia della filosofia aristotelica, la quale fornì gli strumenti concettuali che furono utilizzati per cristallizzare il posto subalterno della donna nell'universo. Nell'opera di Tommaso d'Aquino, che in seguito avrebbe conquistato una posizione di assoluta preminenza nella Chiesa (Nota di Lunaria: anche oggi: basta farsi un giretto su certi siti cristiani...) il pensiero aristotelico si sposò alle interpretazioni bibliche allora correnti, cosicché al peso dell'"autorità" venne ad aggiungersi il peso della "scienza".
E così, seguendo Aristotele, l'Aquinate credette che la femmina fosse difettosa nella sua natura individuale, e scrisse che altro non è che un maschio mal riuscito ("mas occasionatus") giacchè la forza attiva del seme maschile tende a riprodurre un'immagine perfetta di sesso maschile; e perciò l'esistenza della donna non può derivare che da qualche difetto della forza attiva (quella del padre) oppure da qualche indisposizione materiale, o da qualche influsso negativo esterno, per esempio da quello del vento del Sud, che è umido (Summa Theologiae I, 92, I ad 1).
Tommaso aggiunge che per quanto riguarda la natura umana in generale la donna non può essere considerata un semplice incidente, ma è inclusa nelle intenzioni della natura, in quanto destinata alla riproduzione della specie.
E sembra non sia capace di fare altro, perché:
"Per qualsiasi altra funzione l'uomo può essere aiutato meglio da un altro uomo." (Summa Theologiae, I,92 1 c.)
E ancora: "Il padre è il principio attivo, mentre la madre si comporta come principio passivo e materiale. Ecco perché formalmente parlando, il padre deve essere amato di più (...) La madre somministra la materia informe del corpo, organizzata nella virtù formativa che è nel seme paterno" (Summa Theologiae  II- II, 26, 10 ad 1)
(Nota di Lunaria: tra l'altro l'Aquino applica questo concetto anche a Maria, quando discetta sul suo ruolo di somministratrice passiva alla materia di Cristo...)
"E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo, perché l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento di ragione"
A suo parere questo stato di cose non era conseguenza del peccato originale, ma sussisteva ancor prima della caduta. Infatti:
"Ci sono due specie di sudditanza (...) economica o politica, in forza della quale chi è a capo si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. E tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato, poichè senza il governo dei più saggi sarebbe mancato il bene dell'ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo poichè l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento razionale." (Summa Theologiae I, 92, 1 ad 2)
E ancora, in riferimento al sacerdozio, vietato alle donne:
"Ora, poichè il sesso femminile non può esprimere nessuna eminenza di grado, essendo la donna in stato di sudditanza, è chiaro che non può ricevere il sacramento dell'ordine" (Summa Theologiae Suppl. 39, 1 c.) e per l'origine della donna:
"L'immagine di Dio che è nell'uomo non è nella donna; l'uomo per esempio è principio e fine della donna, come Dio è principio e fine di tutte le creature"  (Summa Theologiae I, 93, 4 ad I)
"Dimostrazione: Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse tratta dall'uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali. Primo, perché da ciò risultasse una particolare dignità per il primo uomo, il quale a somiglianza di Dio doveva essere il principio di tutta la sua specie, come Dio è il principio di tutto l‘universo. Per cui anche S. Paolo [At 17, 26] afferma che Dio «creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini»."
L'idea degradante che "l'uomo è principio e fine della donna" viene rafforzata dal parallelo uomo/donna e Dio/creatura.
Da notare come Tommaso d'Aquino, il "Santo Dottore della Chiesa Cattolica", si chieda "se c'era bisogno di produrre la 
donna nella prima costituzione del mondo"...

A PROPOSITO: IL "DOTTORE ANGELICO" HA QUASI COMMESSO UN FEMMINICIDIO VISTO CHE HA GETTATO DEI TIZZONI ARDENTI CONTRO UNA DONNA, UNA PROSTITUTA, CHE GLI ERA STATA CONDOTTA IN CAMERA DAI FRATELLI DI TOMMASO:


Qui invece trovate le porcate di Lutero: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/lutero-e-calvino-misogini-e-assassini.html
non solo andava a prostitute, ma aveva pure pensato di "regalarle" ai suoi amici. E per lui le donne erano "p*ttane del demonio" e quindi andavano sterminate!!!

Particolarmente rivelatrici erano (e sono tuttora) le ragioni addotte per escludere le donne dagli ordini sacri.
Domenico Soto (1494-1560), dopo aver citato le solite motivazioni fondate sui testi di Paolo aggiungeva che anche il lume naturale mostra che sarebbe un'assurdità promuovere le donne alla facoltà di consacrare e di ascoltare confessioni poichè "il sesso femminile manifesta una certa povertà della ragione e debolezza mentale"
Francesco di Sales (1567-1622), rivolgendosi ai mariti, li ammoniva: "poichè Dio ha creato le donne tali affinchè, da voi dipendendo, a voi ne venisse più onore e rispetto, e le teneste per compagne in maniera da essere insieme i capi e i superiori"

Non è stata l'ideologia cattolica, ma la rivoluzione industriale, che ha portato all'emancipazione delle donne. I teologi del XVIII, XIX e XX secolo continuarono a giustificare la condizione tradizionale di subordinazione e di incapacità legale delle donne sposate.

La reazione degli ambienti cattolici ufficiali nel XIX e XX secolo contro il movimento per l'emancipazione femminile mise in luce il perdurante conflitto tra la concezione cristiana della donna come persona creata a immagine di Dio e l'idea che si aveva di lei come essere inferiore, derivato.
Papa Leone XIII scriveva: "Come Cristo è il capo della Chiesa, così il marito è il capo della sposa; e siccome la Chiesa si tiene soggetta a Cristo che nutre per lei un amore castissimo ed eterno, così conviene che le spose siano soggette ai loro mariti, i quali a vicenda le debbono amare di affetto fedele e costante"
Una delle più grandi battaglie per ottenere alla donna il diritto di diventare pienamente adulta è stata quella per un'istruzione uguale a quella dell'uomo.

Pio XI, nel 1939, così si esprimeva, sull'educazione scolastica delle donne: "Non vi è nella natura stessa, che li fa diversi nell'organismo, nelle inclinazioni e nelle attitudini, nessun argomento che vi possa o debba esser promiscuità e molto meno eguaglianza di formazione dei due sessi (e citando dall'enciclica sul matrimonio cristiano) "Il quale ordine richiede la superiorità del marito sopra la moglie e i figli, e dall'altra la pronta soggezione e ubbidienza della moglie..."
e qui, il papa si rivolge a chi cerca di emancipare le donne:
"Maestri di errori che scalzano la fedele e onesta soggezione della moglie al marito, e dicono i diritti tra i coniugi essere uguali (...) La vera emancipazione della donna non implicherà una falsa libertà e innaturale uguaglianza con l'uomo."
perché, per Pio XI, la donna è:
"Destinata ad essere madre (...) A questo fine il Creatore ha ordinato tutto l'essere proprio della donna, il suo organismo, ma anche più il suo spirito e soprattutto la sua squisita sensibilità (...) Una culla consacra la madre di famiglia, e più culle la santificano e glorificano innanzi al marito e ai figli, innanzi alla Chiesa e alla patria. Stolte, ignare di sé e infelici quelle madri che si rammaricano, se un nuovo bambino si stringe al loro petto e chiede alimento alla fonte del loro seno!"

Qui Pio XI raggiunge il suo capolavoro, andando a postulare Ex Cathedra, che le donne siano tutte masochiste:
"Anche i dolori che, dopo la colpa originale, la madre deve soffrire per dare alla luce il suo bambino, non fanno che stringere maggiormente il vincolo che li unisce; ella lo ama tanto più, quanto più le è costato dolore"

Come fa notare Mary Daly, in commento a queste frasucole di Pio XI: "Se la subordinazione della donna fosse davvero così naturale, non sarebbe necessario insistervi tanto: e non occorrerebbe dire alla gente, con tanto sfoggio di autorità, come 'comportarsi in modo naturale'."

Capitolo 6: Le radici teologiche del problema

Le radici teologiche del problema: è necessaria una chirurgia radicale

Dopo aver preso nota delle idee misogine più ovvie che si sono infiltrate nella tradizione cristiana, si comincia a vedere quanto siano profonde le loro radici e come siano collegate tra loro. La teologia può essere paragonata a un organismo: la malattia che ne colpisce una parte subito si diffonde in altre parti; Inoltre non basta curare i sintomi; anzi, la sparizione istantanea di manifestazioni superficiali può nascondere il fatto che la malattia rimane a livello più profondo, pronta a riapparire in altre forme.


Idee su Dio

Nella teologia alla radice di distorsioni come l'antifemminismo c'è il problema dei concetti e delle immagini riguardanti la divinità.
(...) Non mancano indizi che l'assurda idea della maschilità di Dio indugi nella mente dei teologi, dei predicatori e dei semplici fedeli. Se un predicatore dovesse pubblicamente riferirsi a Dio usando un pronome femminile "Lei, Essa", sicuramente molti troverebbero del tutto anomalo e fuori luogo un tale riferimento a Dio, e dovendo scegliere tra un pronome femminile e uno neutro ("It", solitamente riservato alle cose) preferirebbero quest'ultimo, che sembrerebbe loro meno blasfemo di quello femminile.
Persino le migliori opere teologiche possono occasionalmente rispecchiare la confusione esistente su Dio e il sesso; il seguente passo tratto da "La spada a doppio taglio", di John L. Mackenzie, è un esempio interessante:
"Abbiamo già fatto notare che nei miti mesopotamici il sesso era un fatto primigenio come la natura stessa. Gli ebrei non potevano accettare questo concetto, perché non c'era sesso nel Dio che adoravano. Dio è, naturalmente, maschile, però non nel senso di distinzione sessuale; e gli ebrei trovarono necessario stabilire esplicitamente, in forma di racconto, che il sesso fu introdotto nel mondo della divinità creatrice, la quale è al di sopra di ogni sesso, come come è superiore a tutte le cose da essa create."
L'aspetto più affascinante è che in un passo che intende spiegare che il Dio dell'Antico Testamento non ha sesso, e nel quale l'autore si dà da fare per chiarire questo concetto si trovi poi la blanda asserzione che "Dio è, naturalmente, maschile"
Cosa può voler dire l'aggettivo "maschile" attribuito a un Essere che non ha sesso?
Quest'affermazione riguarda Dio o non riguarda piuttosto l'opinione del sesso maschile che ha l'autore e/o avevano gli ebrei?
In ogni caso il condizionamento creato dalla diffusa convinzione che Dio è maschio - checché ciò significhi - non è certo tale da generare una grande stima di sé nelle donne o molta stima per le donne:
(Nota di Lunaria: non parliamo poi del concetto che Dio si fa maschio in Gesù Cristo...)


Tra le idee su Dio, nocive e atte a indurre in errore ci sono concetti solitamente messi in relazione con "la divina onnipotenza", "L'immutabilità di Dio", "la divina provvidenza", (...) perché implicano l'idea che Dio è immutabile. Il quadro che se ne ricava è quello di un Dio onnipotente, supremamente giusto, il quale vuole o permette che esistano certe condizioni oppressive. Si dice che Dio non è soggetto ad alcun cambiamento. Di fronte a un Dio di questo tipo l'uomo dispera: perché mai dovrebbe impegnarsi per migliorare la propria sorte o darsi da fare per instaurare la giustizia sociale, se c'è un Dio così?
La caratteristica centrale della visione del mondo che ne deriva è l'immutabilità. Tale visione del mondo produce una mente tutt'altro che aperta agli sviluppi teologici e ai mutamenti sociali; una mentalità condizionata da simili idee si mostrerà istintivamente ostile ad ogni sforzo radicale per dominare e trascendere i limiti imposti dalla natura biologica. Quei teologi conservatori che si sono opposti a un'evoluzione nell'atteggiamento della Chiesa sulla regolazione delle nascite hanno appunto questo quadro di riferimento.

Per guarire l'antifemminismo cristiano occorreranno però altri sviluppi teologici. Occorrerà superare la concezione istituzionalista della Chiesa, che è stata la radice di molti mali. Una teologia che dà troppa importanza al carattere istituzionale della Chiesa tende a difendere le prese di posizione della gerarchia nel passato e a chiudere gli occhi davanti alla realtà di oggi. 
Anche la teologia del sacramento dell'ordine ha risentito di una mancanza di equilibrio: si è insistito in modo sproporzionato sull'eccellenza della condizione sacerdotale, anzichè dare spazio alla dimensione di servizio. Si è tentati di concludere che in questa accentuazione esagerata della dignità del sacerdote ci sia una specie di simbolismo fallico.
Tommaso d'Aquino scriveva che le donne non possono ricevere gli ordini sacri perché "il sesso femminile non può esprimere nessuna eminenza di grado, essendo la donna in stato di sudditanza"
Alcuni discepoli di Tommaso sono andati oltre. Un teologo domenicano statunitense, Edmund Manchak, nel 1965 scriveva che una donna non può essere ordinata, perché "ai fedeli riuniti in assemblea nella Chiesa la natura femminile di lei non può rappresentare quella caratterizzazine maschile che è appunto la distinzione sacramentale simbolica che Cristo possiede in relazione alla sua chiesa"
(guardate che lungaggine grammaticale per esprimere il concetto che la donna non può essere sacerdotessa perché le manca il pene... Nota di Lunaria)

Un altro punto da chiarire è questo: ci deve essere un radicale ripensamento della teologia sulla questione femminile, ma occorre respingere il modo di affrontare la questione che traspare dall'espressione "teologia della donna" perché essa dà implicitamente per scontato che le donne appartengano di fatto a una specie diversa; per far apparire chiaro il pregiudizio inerente in questa formula basta tentare di esprimere la corrispondente formula della "teologia dell'uomo maschio"; ciò dipende dal fatto che non si è mai pensato che gli uomini pongano problemi speciali, perché li si è sempre considerati pienamente umani.

Capitolo 3: altre forme di discriminazione sessuale nel '900

Vediamo come la chiesa sia contradditoria: da una parte, nel '900, ha riconosciuto la parità uomo/donna, dall'altra, continua a negare alle donne l'accesso alla gerarchia ecclesiastica.

Soffia un vento nuovo

Dopo la morte di Pio XII la Chiesa cattolica si trovò ad avere come pontefice un uomo del tutto diverso, per temperamento e mentalità, dai suoi predecessori. Con Giovanni XXIII si spalancarono le finestre e venne un vento impetuoso di aggiornamento che durò per tutto il suo breve pontificato.
La prima sorprendente apertura a livello ideologico venne dallo stesso papa Giovanni che nell'enciclica Pacem in Terris del 1963 scriveva:
"Nella donna infatti diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità (...) Esige di essere considerata come persona, tanto nell'ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica (...) In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il complesso di inferiorità protrattosi per secoli e millenni (*)"


(*) Complesso di inferiorità CAUSATO dalla stessa chiesa e da lei mantenuto in vigore per secoli. Da notare che queste frasette si limitano ad "evidenziare un dato di fatto accaduto nella società laica", e non tanto ad ammettere felicemente che "era ora che la donna avesse la parità"! (nota di Lunaria)

Manca la solita denigrazione dell'emancipazione femminile, alla quale i documenti dei papi ci avevano abituati; e non c'è più il solito linguaggio ambiguo.
Meno incoraggiante, invece, è stata l'allocuzione di Paolo VI, molto pubblicizzata, ai delegati dell'Associazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia nel 1966. Il papa sottolineava il simbolismo della donna: "Per Noi è la creatura più docile a ogni formazione, idonea perciò a tutte le funzioni culturali e sociali, a quelle specialmente più congeniali alla sua sensibilità morale e spirituale"
Tra l'altro Paolo VI prese proprio l'occasione di quest'allocuzione per annunciare il pensiero e le norme della Chiesa sulla regolazione delle nascite non erano cambiati.
 
Nondimeno dai testi sopra citati risulta evidente che c'è stata un'evoluzione nell'ideologia ufficiale. è pure evidente però che gli antichi pregiudizi sono tutt'altro che scomparsi dal pensiero cattolico ufficiale dalla prassi.


Discriminazioni contro le donne in pieno '900

1) Durante una messa conciliare, a una giornalista venne impedito l'accesso alla balaustra per ricevere la comunione, a motivo del suo sesso (nella prima sessione dopo l'apertura del Concilio alle giornaliste non era neanche stato consentito di assistere alle messe conciliari, una proibizione che indusse i loro colleghi a inoltrare una petizione in loro favore)
2) La dottoressa Gertrud Heinzelmann, un'avvocata svizzera, dimostrava come gli insegnamenti di Tommaso d'Aquino sulle donne, che costituiscono tuttora implicitamente la dottrina ufficiale della Chiesa, siano ormai del tutto superati; e metteva in luce quanto c'è di offensivo e degradante in questi insegnamenti tomistici, fondati su una teoria biologica della generazione che risale ad Aristotele (...) La dottoressa Heinzelmann faceva notare che il tomismo aveva in sé principi che avrebbero potuto portare a conclusiono diverse, favorevoli alle donne, ma che Tommaso non era abbastanza coerente da applicarli. E concludeva che le teorie di Tommaso hanno contribuito a ostacolare lo sviluppo, l'attività, e l'espressione di metà dell'umanità.
(Nota di Lunaria: le idee di Tommaso d'Aquino, "Il Dottore Angelico", CONTRIBUIRONO alla caccia alle streghe: il Malleus Maleficarum, scritto da altri due domenicani, Sprenger e Kramer, è PIENO ZEPPO delle frasi di Tommaso d'Aquino e di Agostino, a dimostrazione che FURONO QUELLE FRASI AD ESSERE CITATE nella caccia alle streghe, agli eretici, ai liberi pensatori, che FURONO QUELLE FRASI a infiammare il sadismo di Sprenger e Kramer. Tommaso d'Aquino e Agostino andrebbero PROCESSATI post mortem per il gino-cidio che hanno causato con i loro libri. è UNA VERGOGNA che invece ambedue siano "santi", per di più "dottori dell chiesa" e "luminari dell'intera umanità", come vengono chiamati dai loro idolatri)
Anche tre teologhe tedesche presentarono petizioni al Concilio.
Iris Müller, convertita al cattolicesimo, si trovava nell'impossibilità di svolgere il ministero evangelico, intrapreso prima della conversione cattolica. La sua petizione scritta in collaborazione con Ida Raming, analizza i vari argomenti tradizionali per escludere le donne dal sacerdozio.
Un'altra teologa, Josefa Münch, inoltrò una petizione per una modifica del diritto canonico. La Münch citava un episodio di discriminazione sessuale da lei avuta con uno dei padri conciliari. Al suo suggerimento di modificare le parole "Orate fratres" (pregate fratelli) pronunciate dal sacerdote nella messa subito prima dell'offertorio, in "Orate fratres et sorores" (pregate fratelli e sorelle), il vescovo si era detto assolutamente contrario; sosteneva che la ragione fondamentale per rivolgersi al popolo con il termine "fratelli" è che in linea di principio una donna non può offrire un sacrificio a Dio, e insisteva che una laica ha una parte molto minore nella messa di un laico (...) Nell'omissione di ogni riferimento verbale alle donne presenti si vedeva riflessa simbolicamente l'incapacità della gerarchia ecclesiastica di tener conto, sia a livello di pensiero che di azione, dell'esistenza e dell'importanza delle donne in Chiesa.

3) Nell'autunno del 1964 le prime donne uditrici presero posto in san Pietro per la terza sessione concilare. All'opinione pubblica mondiale parve un fatto rivoluzionario, benché osservatori scettici facessero notare che dopotutto un'uditrice non era niente di più di una semplice ascoltatrice, senza alcuna possibilità di far udire la propria voce negli affari conciliari, e si osservò anche che le donne prescelte come uditrici erano più note per il loro tatto e la loro prudenza, che non per un'attitudine a pensare in modo autonomo o progressista o a svolgere una funzione di leadership. Fu poi piuttosto sconcertante apprendere che i Padri si aspettavano che esse presenziassero unicamente a quelle riunioni in cui fossero all'ordine del giorno questioni riguardanti le donne. 
4) Tuttavia nella terza sessione avvenne uno sgradevole incidente, che chiarì come la posizione di queste donne nel Concilio non fosse nulla più di quella di ascoltatrici mute.
La famosa economista Barbara Ward sottopose al Concilio lo schema di un piano per lottare su scala mondiale contro la povertà; tale piano fu accolto con molto favore da alcuni membri della gerarchia, e allora un laico, James L. Norris, suggerì che la signora Ward fosse invitata a parlare all'assemblea dei vescovi. Questa proposta fu giudicata "prematura" e fu respinta cosicché toccò allo stesso Norris di tenere il discorso.
Ci fu un incidente analogo quando gli uditori laici proposero che parlasse ai padri conciliari la signora Pilar Bellosillo, presidente dell'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche. Anche questa proposta fu respinta.


I problemi della donna cattolica sposata

Particolarmente eloquente è stata la protesta della dottoressa  Anne Biezanek, laureata in medicina e direttrice di una clinica per la pianificazione familiare, frequentata in maggioranza da donne cattoliche, e lei stessa madre di sette figli.
La Biezanek, che si era convertita al cattolicesimo, si è apertamente ribellata contro l'atteggiamento della Chiesa sulla questione della pillola. Non avendo avuto direttive univoche sull'uso della pillola aveva cominciato a prenderla, constatando un notevole miglioramento delle sue condizioni di salute; ma sentendo qualche scrupolo di coscienza si era poi rivolta a un sacerdote, il quale le rifiutò i sacramenti.
Intervistata dalla stampa, Anne Biezanek con i suoi spontanei commenti ha chiarito i motivi di fondo di questo disaccordo con l'autorità:
"A loro non è mai importato niente di quanto soffrivano le donne. è questo che mi fa ribellare. Se un prete dice che questa è la legge di Dio, impone alle donne il martirio"  
   
(Parere di Lunaria: non si capisce perché una donna che voglia vivere liberamente il sesso, resti ancorata ad un culto anti-donna e anti-piacere, ma soprattutto non si capisce perché una donna chieda consiglio ad un maschio-prete in merito a cosa dover fare con e del suo proprio utero...!)

Altre teologhe hanno posto questa problematica sul piano personale, affermando che non se la sentivano di rinunciare ai loro studi e ai loro interessi per avere un numero illimitato di figli.

Altri incidenti di vario genere negli anni dopo il Concilio:

1) Nel 1966 a due giornaliste fu impedito l'ingresso a una cerimonia nella Cappella Sistina.
2) Nel 1966 una donna dottoressa in teologia si recò a Providence per partecipare all'assemblea annuale della Società Teologica Cattolica d'America. Un prete le impedì l'accesso, minacciando di chiamare la polizia; al che la donna ribadì che, in tal caso, si sarebbe trovata nella necessità di convocare la stampa. Dopo una scena lunga e mortificante le fu permesso di entrare.



Capitolo 5: Il demone del pregiudizio sessuale: un esercizio d'esorcismo

Il demone del pregiudizio sessuale: un esercizio d'esorcismo

Quel che più conta è il fatto che, in grande maggioranza, le donne non hanno mai protestato per essere state relegate nella teoria e nella prassi sociale, in una categoria sub-umana. La massa delle donne africane non si è mai ribellata contro nefandezze come le mutilazioni genitali rituali o l'acquisto delle mogli.
(Nota di Lunaria: in realtà è stato dimostrato che le donne africane che vivono negli Stati pro-infibulazione non conoscevano a priori cosa fosse la clitoride, a cosa servisse;
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/infibulazione-e-clitoridectomia.html
plagiate da una cultura ancestrale che vede in quel lembo di pelle un organo sporco e diabolico, sono convinte che estirparselo sia persino un atto salutare, un qualcosa che le migliorerà; ad ogni modo, se comunque non era possibile che quelle donne avessero coscienza della clitoride, forse avrebbero dovuto comunque ribellarsi perché la mutilazione genitale spesso porta alla morte.)
La maggioranza delle donne musulmane non ha reagito contro l'istituzione dell'harem. La maggioranza delle donne europee e americane non si è battuta per conquistare il diritto di voto, di avere un'istruzione pari a quella degli uomini e un pari accesso a tutte le professioni. E la stragrande maggioranza delle donne cattoliche non ha mai contestato il proprio ruolo passivo nella chiesa e l'impossibilità di far sentire la propria voce.
Ciò sembrerebbe confermare lo stereotipo dell'Eterno Femminino, che vede nella donna un essere passivo e sottomesso per natura.

Questa non-resistenza all'oppressione si può spiegare in parte con la mancanza di occasioni concrete per organizzarsi e lottare, e con la paura che è tipica di coloro che vivono in una condizione di assoggettamento; e in parte con l'ignoranza dei fatti.

è poi assai probabile che il guardare soltanto ai propri interessi personali renda difficile percepire il problema per molte donne, le quali hanno una vaga impressione che il sistema funzioni abbastanza bene per ciò che le riguarda: e, stando bene, non si prendono il disturbo di prescindere dalla propria condizione personale e guardare invece alla situazione delle donne nel suo complesso. Spesso le antifemministe appartengono alle classi privilegiate e si mostrano cieche di fronte ai problemi delle loro sorelle meno fortunate. Così la baronessa von Le Fort (vedi capitolo 4) poteva ben scrivere di quanto fosse "appagante" il lavoro di domestica, proprio perché lei stessa non aveva mai dovuto sperimentare personalmente gli "appagamenti" di un'esistenza del genere.

Inoltre ci sono anche le abitudini, le usanze, che hanno un effetto soporifero: l'idea che "tutti fanno così", che "le cose sono sempre andate così" ha impedito a molte menti logiche di trarre certe conclusioni.

La teoria psicanalitica della repressione e della proiezione ci aiuta a capire come possa svilupparsi un meccanismo del genere.
Questo processo di una "psicologia dei ruoli" ovvero di una "profezia che si autorealizza" implica un circolo vizioso: infatti i membri del gruppo oppresso o minoritario non hanno altra immagine con cui identificarsi se non quella imposta loro dal gruppo dominante, e pian piano imparano a comportarsi secondo ciò che ci si aspetta da loro; e poichè così facendo diventano di fatto inferiori, appunto come vuole la società, contribuiscono a rafforzare il pregiudizio.
Spesso la donna ha la sensazione di non esistere, un'impressione che le deriva dal fatto che i compiti di moglie e di madre annullano la sua identità di persona. La terapia rivela che ci sono molto uomini per i quali la moglie non esiste come persona, ma solo come cosa di loro proprietà e come madre dei loro figli.
Molti scritti clericali ("Il manuale del matrimonio cattolico" di Monsignor Kelly, per esempio) arrivano a proclamare che la moglie è "la ricompensa" che il marito ha dopo una giornata di duro lavoro.     


La soluzione

La risposta è stata suggerita da Simone de Beauvoir: non si tratta di rimpiazzare il vecchio stereotipo creandone uno nuovo, bensì di far vedere quanto poco valgano tutti gli stereotipi, mettendo in luce l'immensa varietà del potenziale che c'è nelle donne.



Capitolo 7: Verso una collaborazione paritaria

Verso una collaborazione paritaria: qualche modesta proposta

La classe dominante proietta quelle caratteristiche che non vuole riconoscere in sé (cioè il suo "io" più basso) sulla classe oppressa, che a sua volta interiorizza le caratteristiche disprezzate. E in questo senso la storia della creazione dice la verità quando afferma che Eva deriva da Adamo.
(Nota di Lunaria: per forza! Le donne sono educate a cercare di corrispondere sempre e comunque, con tutte le loro forze, agli ideali maschili!)
Inoltre anche il mito dell'eterno mascolino è alienante, ostacola lo sviluppo della personalità dell'uomo (...) La nostra società non ammette che il maschio possa esprimere emozioni, sensibilità.

La questione del sacerdozio femminile

Un'autrice tedesca, Ida Frederika Görres (1965), scrive:
"Immaginate i rapporti tra le sacerdotesse e gli uomini. Che caleidoscopio di situazioni imbarazzanti, grottesche, ridicole e intollerabili! (...) Non vedrei nessuna ragione logica per gettare a mare l'esperienza logica e religiosa di millenni, solo per gratificare la smania di riconoscimenti e di potere di alcune donne..."
A quanto pare, all'autrice non viene neanche in mente di pensare ai rapporti tra "sacerdoti e donne" che anch'essi possono essere una miniera di "situazioni imbarazzanti, grottesche, ridicole e intollerabili", che non occorre neppure fare lo sforzo di immaginare perché già esistono nella realtà.
Un tipo di obiezione frequente è che Gesù ha chiamato soltanto uomini ad essere suoi apostoli; ma come possiamo sapere che la scelta di Cristo sia stata determinata proprio dal sesso? Dopotutto è altrettanto vero che Cristo ha scelto solo ebrei, ma ciò non può essere interpretato nel senso che solo gli ebrei possono essere sacerdoti.
(Si tenga presente che nel libro successivo, "Al di là di Dio Padre" l'Autrice rivede in parte questi concetti)

Abbiamo trattato qui il discorso della Sacerdotessa e del perché il cristianesimo la detesti: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-sacerdotessa-che-e-un-concetto.html