Capitolo 3: altre forme di discriminazione sessuale nel '900

Vediamo come la chiesa sia contradditoria: da una parte, nel '900, ha riconosciuto la parità uomo/donna, dall'altra, continua a negare alle donne l'accesso alla gerarchia ecclesiastica.

Soffia un vento nuovo

Dopo la morte di Pio XII la Chiesa cattolica si trovò ad avere come pontefice un uomo del tutto diverso, per temperamento e mentalità, dai suoi predecessori. Con Giovanni XXIII si spalancarono le finestre e venne un vento impetuoso di aggiornamento che durò per tutto il suo breve pontificato.
La prima sorprendente apertura a livello ideologico venne dallo stesso papa Giovanni che nell'enciclica Pacem in Terris del 1963 scriveva:
"Nella donna infatti diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità (...) Esige di essere considerata come persona, tanto nell'ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica (...) In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il complesso di inferiorità protrattosi per secoli e millenni (*)"


(*) Complesso di inferiorità CAUSATO dalla stessa chiesa e da lei mantenuto in vigore per secoli. Da notare che queste frasette si limitano ad "evidenziare un dato di fatto accaduto nella società laica", e non tanto ad ammettere felicemente che "era ora che la donna avesse la parità"! (nota di Lunaria)

Manca la solita denigrazione dell'emancipazione femminile, alla quale i documenti dei papi ci avevano abituati; e non c'è più il solito linguaggio ambiguo.
Meno incoraggiante, invece, è stata l'allocuzione di Paolo VI, molto pubblicizzata, ai delegati dell'Associazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia nel 1966. Il papa sottolineava il simbolismo della donna: "Per Noi è la creatura più docile a ogni formazione, idonea perciò a tutte le funzioni culturali e sociali, a quelle specialmente più congeniali alla sua sensibilità morale e spirituale"
Tra l'altro Paolo VI prese proprio l'occasione di quest'allocuzione per annunciare il pensiero e le norme della Chiesa sulla regolazione delle nascite non erano cambiati.
 
Nondimeno dai testi sopra citati risulta evidente che c'è stata un'evoluzione nell'ideologia ufficiale. è pure evidente però che gli antichi pregiudizi sono tutt'altro che scomparsi dal pensiero cattolico ufficiale dalla prassi.


Discriminazioni contro le donne in pieno '900

1) Durante una messa conciliare, a una giornalista venne impedito l'accesso alla balaustra per ricevere la comunione, a motivo del suo sesso (nella prima sessione dopo l'apertura del Concilio alle giornaliste non era neanche stato consentito di assistere alle messe conciliari, una proibizione che indusse i loro colleghi a inoltrare una petizione in loro favore)
2) La dottoressa Gertrud Heinzelmann, un'avvocata svizzera, dimostrava come gli insegnamenti di Tommaso d'Aquino sulle donne, che costituiscono tuttora implicitamente la dottrina ufficiale della Chiesa, siano ormai del tutto superati; e metteva in luce quanto c'è di offensivo e degradante in questi insegnamenti tomistici, fondati su una teoria biologica della generazione che risale ad Aristotele (...) La dottoressa Heinzelmann faceva notare che il tomismo aveva in sé principi che avrebbero potuto portare a conclusiono diverse, favorevoli alle donne, ma che Tommaso non era abbastanza coerente da applicarli. E concludeva che le teorie di Tommaso hanno contribuito a ostacolare lo sviluppo, l'attività, e l'espressione di metà dell'umanità.
(Nota di Lunaria: le idee di Tommaso d'Aquino, "Il Dottore Angelico", CONTRIBUIRONO alla caccia alle streghe: il Malleus Maleficarum, scritto da altri due domenicani, Sprenger e Kramer, è PIENO ZEPPO delle frasi di Tommaso d'Aquino e di Agostino, a dimostrazione che FURONO QUELLE FRASI AD ESSERE CITATE nella caccia alle streghe, agli eretici, ai liberi pensatori, che FURONO QUELLE FRASI a infiammare il sadismo di Sprenger e Kramer. Tommaso d'Aquino e Agostino andrebbero PROCESSATI post mortem per il gino-cidio che hanno causato con i loro libri. è UNA VERGOGNA che invece ambedue siano "santi", per di più "dottori dell chiesa" e "luminari dell'intera umanità", come vengono chiamati dai loro idolatri)
Anche tre teologhe tedesche presentarono petizioni al Concilio.
Iris Müller, convertita al cattolicesimo, si trovava nell'impossibilità di svolgere il ministero evangelico, intrapreso prima della conversione cattolica. La sua petizione scritta in collaborazione con Ida Raming, analizza i vari argomenti tradizionali per escludere le donne dal sacerdozio.
Un'altra teologa, Josefa Münch, inoltrò una petizione per una modifica del diritto canonico. La Münch citava un episodio di discriminazione sessuale da lei avuta con uno dei padri conciliari. Al suo suggerimento di modificare le parole "Orate fratres" (pregate fratelli) pronunciate dal sacerdote nella messa subito prima dell'offertorio, in "Orate fratres et sorores" (pregate fratelli e sorelle), il vescovo si era detto assolutamente contrario; sosteneva che la ragione fondamentale per rivolgersi al popolo con il termine "fratelli" è che in linea di principio una donna non può offrire un sacrificio a Dio, e insisteva che una laica ha una parte molto minore nella messa di un laico (...) Nell'omissione di ogni riferimento verbale alle donne presenti si vedeva riflessa simbolicamente l'incapacità della gerarchia ecclesiastica di tener conto, sia a livello di pensiero che di azione, dell'esistenza e dell'importanza delle donne in Chiesa.

3) Nell'autunno del 1964 le prime donne uditrici presero posto in san Pietro per la terza sessione concilare. All'opinione pubblica mondiale parve un fatto rivoluzionario, benché osservatori scettici facessero notare che dopotutto un'uditrice non era niente di più di una semplice ascoltatrice, senza alcuna possibilità di far udire la propria voce negli affari conciliari, e si osservò anche che le donne prescelte come uditrici erano più note per il loro tatto e la loro prudenza, che non per un'attitudine a pensare in modo autonomo o progressista o a svolgere una funzione di leadership. Fu poi piuttosto sconcertante apprendere che i Padri si aspettavano che esse presenziassero unicamente a quelle riunioni in cui fossero all'ordine del giorno questioni riguardanti le donne. 
4) Tuttavia nella terza sessione avvenne uno sgradevole incidente, che chiarì come la posizione di queste donne nel Concilio non fosse nulla più di quella di ascoltatrici mute.
La famosa economista Barbara Ward sottopose al Concilio lo schema di un piano per lottare su scala mondiale contro la povertà; tale piano fu accolto con molto favore da alcuni membri della gerarchia, e allora un laico, James L. Norris, suggerì che la signora Ward fosse invitata a parlare all'assemblea dei vescovi. Questa proposta fu giudicata "prematura" e fu respinta cosicché toccò allo stesso Norris di tenere il discorso.
Ci fu un incidente analogo quando gli uditori laici proposero che parlasse ai padri conciliari la signora Pilar Bellosillo, presidente dell'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche. Anche questa proposta fu respinta.


I problemi della donna cattolica sposata

Particolarmente eloquente è stata la protesta della dottoressa  Anne Biezanek, laureata in medicina e direttrice di una clinica per la pianificazione familiare, frequentata in maggioranza da donne cattoliche, e lei stessa madre di sette figli.
La Biezanek, che si era convertita al cattolicesimo, si è apertamente ribellata contro l'atteggiamento della Chiesa sulla questione della pillola. Non avendo avuto direttive univoche sull'uso della pillola aveva cominciato a prenderla, constatando un notevole miglioramento delle sue condizioni di salute; ma sentendo qualche scrupolo di coscienza si era poi rivolta a un sacerdote, il quale le rifiutò i sacramenti.
Intervistata dalla stampa, Anne Biezanek con i suoi spontanei commenti ha chiarito i motivi di fondo di questo disaccordo con l'autorità:
"A loro non è mai importato niente di quanto soffrivano le donne. è questo che mi fa ribellare. Se un prete dice che questa è la legge di Dio, impone alle donne il martirio"  
   
(Parere di Lunaria: non si capisce perché una donna che voglia vivere liberamente il sesso, resti ancorata ad un culto anti-donna e anti-piacere, ma soprattutto non si capisce perché una donna chieda consiglio ad un maschio-prete in merito a cosa dover fare con e del suo proprio utero...!)

Altre teologhe hanno posto questa problematica sul piano personale, affermando che non se la sentivano di rinunciare ai loro studi e ai loro interessi per avere un numero illimitato di figli.

Altri incidenti di vario genere negli anni dopo il Concilio:

1) Nel 1966 a due giornaliste fu impedito l'ingresso a una cerimonia nella Cappella Sistina.
2) Nel 1966 una donna dottoressa in teologia si recò a Providence per partecipare all'assemblea annuale della Società Teologica Cattolica d'America. Un prete le impedì l'accesso, minacciando di chiamare la polizia; al che la donna ribadì che, in tal caso, si sarebbe trovata nella necessità di convocare la stampa. Dopo una scena lunga e mortificante le fu permesso di entrare.