Dall'Introduzione
"La chiesa e il secondo sesso" fu pubblicato nel 1968, prima che la seconda grande ondata del femminismo toccasse il culmine. Cominciai a scriverlo nel 1965 a Friburgo, una cittadina medioevale della Svizzera dove vissi per sette anni e lo completai a Boston nel 1967. A parte le tesi dottorali, si è trattato del mio primo libro.
Lo scrissi con un grande senso di orgoglio, di collera e di speranza.
Nel 1971, dopo una storia breve e turbolenta, "La chiesa e il secondo sesso" si esaurì e formalmente morì. Io cercai di "ragionare" con l'editore perché lo ristampasse facendo notare che molte persone lo richiedevano, e che io stessa avevo ricevuto parecchie lettere e telefonate, specialmente di donne che studiavano o insegnavano materie attinenti al femminismo e che mi domandavano come mai il libro non fosse più disponibile. Ma la "ragione", nel senso che ho sempre dato a questa parola, non ebbe alcun effetto sui patriarchi della casa editrice, che rifiutarono di alzare un dito. E così io procedetti a fare altre cose, tra le quali ci fu un'evoluzione drammatica/traumatica dalla posizione di cattolica progressista a quella di femminista postcristiana. La mia promozione di addio alla chiesa fu formalizzata con un diploma autoconferitomi, il mio secondo libro femminista "Al di là di dio padre: verso una filosofia di liberazione della donna", apparso nel 1973.
Il viaggio nel tempo/spazio avvenuto tra le date di pubblicazione di questi due libri non potrebbe venir descritto adeguatamente con calendari e carte geografiche terrestri.
Nella mia esperienza non si trattò neppure di un semplice viaggio sulla luna, ma piuttosto fu un lanciarsi da una galassia all'altra, in un viaggio mentale verso nuovi orizzonti sempre più lontani.
Già parecchi anni donna/luce mi avevano separata da "La chiesa e il secondo sesso", di cui talvolta faticavo a ricordare l'autrice, quando nel 1974, con la logica imperscrutabile che caratterizza le divinità del mondo imprenditoriale, l'editore mi informò del suo celeste desiderio che il libro apparisse nuovamente sulla terra.
O Dea: un Secondo Avvento? Con un sussulto contemplai questa nuova rivelazione. La Parola divina era stata pronunciata, e che risposta potevo dare io a proposito di questo strano libro e della sua strana autrice, esistiti in un mondo lontano? Naturalmente c'era sempre la risposta biblica: "Mi avvenga secondo la tua parola" [frase pronunciata da maria all'angelo], ma non mi pareva molto adatta a una femminista postcristiana: perciò pensai che avrei dovuto escogitare qualche geniale soluzione al problema imbarazzante postomi da questi Dei Padri/Padrini. Quali erano le alternative?
Forse un'edizione riveduta e corretta? Andai nel mio studio e presi il libro dallo scaffale. Aprendolo con riluttanza, ebbi l'impressione che si trattasse del diario di un'antenata ormai pressoché dimenticata, un diario la cui eccentricità doveva essere vista nel suo contesto storico e trattata con il dovuto rispetto.
Aprendo a caso il libro mi trovai nel capitolo VII "Verso una collaborazione paritaria: qualche modesta proposta".
Lessi alcune pagine e vidi che l'autrice proponeva che si arrivasse alla parità tra uomini e donne nella Chiesa (sic, con la C maiuscola). E mi domandai perché mai qualcuno potesse desiderare la parità nella chiesa. In una dichiarazione che avevo rilasciata alla stampa solo tre o quattro anni donna/luce prima, avevo spiegato che una donna che chiedesse la parità nella chiesa avrebbe potuto essere paragonata ad un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/ku-klux-klan-tutta-la-storia-nei.html) Come aveva potuto essere tanto ottusa, l'autrice di quel libro? Ma già, la data di pubblicazione era il 1968 A.D.
Scorrendo rapidamente alcune pagine, notai che l'autrice aveva usato il pomposo pronome "noi" anziché "io", e aveva scritto "esse" riferendosi alle donne, anziché "noi". Ma perché diceva "noi" quando intendeva dire "io", ed "esse" quando voleva dire "noi"? Notai poi, con un senso di imbarazzo per lei, che usava la parola "uomo" come se fosse un termine generico. Mi resi anche conto che aveva sperato di riformare il cristianesimo. Ovviamente sarebbe stata un'impresa impossibile fare una revisione di questo libro nell'anno 1975 del tempo/spazio femminista post cristiano (d'ora in poi citato come A.F, cioè Anno Feminarum).
Che fare, allora? Poiché il modello cristiano di rassegnazione alla volontà del Padrone del mondo non era più funzionale nell'anno 1975 A.F., presi in considerazione la possibilità di rifiutare l'autorizzazione a questo Secondo Avvento de "La chiesa e il secondo sesso". Tuttavia la prospettiva di un drastico rifiuto mi lasciava perplessa, in parte perché le donne continuavano a cercare questo libro. Poi mi venne in mente un'altra possibilità: lasciare che esso si incarnasse nuovamente, con una mia nuova introduzione postcristiana. Anzitutto, poiché il libro è frutto di un'accurata ricerca storica e il materiale in esso contenuto non è facilmente reperibile altrove, questo Secondo Avvento avrebbe messo questi dati di nuovo a disposizione delle studiose di questioni femminile; in secondo luogo il libro stesso è ormai parte della storia delle donne (1), e in quanto tale è rivelatore perché rappresenta uno stadio del pensiero, delle sensazioni, della speranza, della politica su cui ora si può riflettere dalla prospettiva del nuovo tempo/spazio femminile. E giacché in una precedente incarnazione fui l'autrice di questo libro, mi trovo oggi in una posizione unica per darlo nuovamente alla luce, una luce nuova, e per diventarne in una nuova prefazione la critica e la recensitrice.
Così sorse l'alba della seconda Daly (del secondo giorno) (2).
E vidi che l'idea era buona.
(1) Mary Daly è stata la più incisiva teologa femminista radicale del '900; ha inciso anche sulla nuova spiritualità femminile della Wicca Dianica Ginocentrica.
(2) Gioco di parole tra "Daly" e "Day", giorno.
Capitolo Primo: il processo alla Chiesa
Chi è impegnato nella lotta per la parità dei sessi ha spesso visto nella Chiesa cattolica una nemica, giacché l'insegnamento della Chiesa ha perpetuato una concezione tradizionale della donna che la esalta e la umilia al tempo stesso. è appunto questa ambivalenza, tipica di tante affermazioni cattoliche sulla donna, che appare deplorevole a chi si batte per migliorare la condizione legale, professionale ed economica delle donne.
I fautori della parità del sesso accusano di imperdonabile ipocrisia un certo tipo di propaganda ecclesiastica, che mentre finge di collocare la donna su un piedistallo, in realtà le impedisce di realizzarsi pienamente e di partecipare attivamente, da persona adulta, alla vita sociale. E osservano che quest'idealizzazione simbolica tende a gabbare le donne, inducendole ad accontentarsi del ruolo limitato loro imposto. Innumerevoli donne, indotte a provare sensi di colpa o a credersi anormali, non femminili, se si ribellavano ai ruoli tradizionali, sono così state condannate a un'esistenza tarpata e subalterna in nome della religione (...) La Chiesa opera come "un gruppo di pressione", esercitando un'influenza attraverso i mezzi di comunicazione e le strutture politiche, religiose e sociali da essa controllate, al fine di ostacolare quei cambiamenti che migliorerebbero la condizione femminile. E così si è affermato, documentando questa tesi, che:
"dovunque la Chiesa è saldamente radicata, nei paesi dove è religione di stato o semplicemente la religione dominante, la gerarchia ha sempre persistito nel mantenere la donna nella sua tradizionale condizione di inferiorità, opponendosi a qualsiasi riforma liberale tendente a migliorarne la condizione nella famiglia o nella società"
Secondo Simone de Beauvoir, (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/simone-de-beauvoir-con-contorno-di.html) il ruolo passivo coatto è mutilante, e le donne sono state incoraggiate ad accettarlo per la mentalità, inculcata dalla Chiesa, dell'attesa di un premio ultraterreno.
"Alla donna si chiede non tanto di accettare in nome di Dio la sua inferiorità, quanto di credersi, grazie a lui, uguale al maschio dominatore; (*) si sopprime anche la tentazione di una ribellione, pretendendo di superare l'ingiustizia. La donna non è più privata della sua trascendenza, perché consacra a Dio la sua immanenza; i meriti delle anime si misurano soltanto in cielo e non secondo i risultati terreni."
In realtà questa "parità" che le donne avrebbero raggiunto mediante il cristianesimo è inconsistente. Da un lato è ampiamente dimostrato che si disprezza la donna in quanto essere sessuale, dall'altro poi, nel contempo la si esalta in modo non realistico (**)
(*) Si veda a tal riguardo l'abominevole testo paolino che proclama "in Cristo non c'è né maschio né femmina". E il commento che ne fa la Daly in "Al di là di Dio Padre":
"Viene spontaneo rispondere che anche se fosse vero, di fatto altrove maschio e femmina sicuramente ci sono. Per di più, i fatti concreti della realtà sociale e dato il fatto che l'immagine di Cristo è maschile, ci si deve chiedere quale significato-contenuto questa frase possa mai avere"
(Nota di Lunaria: la dissoluzione della femminilità, visto che cristo mantiene su di sé i soli tratti maschili E NON ASSUME quelli femminili)
(**) Infatti la donna è temuta perché "turba" la castità dei maschi santi e pii (gli Agostino, gli Aquino), e viene esaltata in maria, la femminilità della gravidanza del figlio maschio, a discapito del godimento sessuale: maria è l'eternamente frigida, alienata dalla sua stessa clitoride.
Un secondo tema attinente al nostro argomento nell'opera della de Beauvoir è quello che la Chiesa, con la sua dottrina, dà implicitamente l'idea che le donne siano inferiori per natura (1).
Nelle antiche religioni pagane si venerava la Dea Madre; (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/la-dea-madre-nelle-diverse-culture.html)
il giudaismo e il cristianesimo rappresentano una reazione a ciò:
"L'aspetto più terribile della donna consisteva nel suo volto di Madre; perciò appunto nella maternità va trasfigurata e asservita"
"Per la prima volta nella storia dell'umanità, la Madre si inginocchia davanti al figlio; riconosce liberamente la propria inferiorità. Nel culto di Maria si avvera la suprema vittoria del maschio; la femmina acquista una riabilitazione nel compimento della propria disfatta"
Ciò che conta è che le donne vengono incoraggiate a identificarsi con quest'immagine di Maria, con risultati disastrosi (2). Parlando della condizione servile delle donne nei paesi cattolici, Simone de Beauvoir dice che "ciò deriva in gran parte dal loro stesso atteggiamento: il culto della Vergine, la confessione ecc., le invitano al masochismo".
Nel dogma cattolico essa vede qualcosa che contribuisce a condizionare le donne perché adorino e servano l'uomo (3)
(1) Per la Scolastica, l'inferiorità è triplice: corporalmente, intellettualmente, spiritualmente.
(2) Si vedano questa pagine di un volume di mariologia:
(3) Perché maria è "l'ancilla Domini", la serva del Signore (che ha un simbolismo da "maschio fecondatore", in rapporto a maria, visto che la feconda) a lui sottomessa e subordinata.
"I maschi non avrebbero fruito pienamente di questo privilegio se non l'avessero concepito come fondato nell'assoluto e nell'eternità: hanno cercato di trasformare in diritto il fatto della loro supremazia. Le religioni foggiate dagli uomini riflettono tale volontà di dominio: nei miti di Eva, di Pandora, gli uomini hanno trovato armi. Hanno messo la filosofia, la teologia al loro servizio... (*)"
(*) Si veda a tal proposito il concetto più evidente, e più abominevole della teologia cristiana: Dio che si fa esclusivamente maschio in terra...
Secondo la nostra autrice, due sono le fonti principali dell'impronta misogina della teologia morale cattolica: la tradizione ebraica (Paolo) e la filosofia greca, che fornì uno speciale supporto all'idea dell'inferiorità femminile. Il concetto aristotelico di nature fisse, come pure l'idea che nella procreazione la donna svolgesse la funzione secondaria di fornire la materia prima e che l'uomo fornisse invece la forma, furono fatte proprie da san Tommaso d'Aquino. In tal modo il posto della donna veniva determinato dalla sua "natura". Quest'idea servì agli scopi delle istituzioni patriarcali che la Chiesa perpetua e rispecchia (...) l'idea di una speciale peccaminosità della donna, che si fondava su interpretazioni bibliche allora correnti, combinandosi con l'idea della natura inferiore di lei affermata dalla filosofia aristotelica, faceva credere che il fatto sociologico della subordinazione femminile fosse scritto nei cieli. (*)
(*) Per Tommaso d'Aquino: "Poichè Dio, secondo il piano della sua provvidenza, governa gli esseri inferiori mediante quelli superiori"; "Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé di sesso maschile e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, per esempio dai venti australi";
"ci sono due specie di sudditanza (...) economica o politica, in forza della quale chi è a capo si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. E tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato, poichè senza il governo dei più saggi sarebbe mancato il bene dell'ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo poichè l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento razionale."
"ci sono due specie di sudditanza (...) economica o politica, in forza della quale chi è a capo si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. E tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato, poichè senza il governo dei più saggi sarebbe mancato il bene dell'ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo poichè l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento razionale."
ADESSO DI QUESTA PORCHERIA AQUINIANA METTERò ANCHE LE FOTOGRAFIE DELLE PAGINE, PRIMA CHE QUALCUNO STARNAZZI DICENDO CHE NON è VERO NIENTE E CHE SONO TUTTE CATTIVERIE CHE MI SONO INVENTATA IO:
QUESTE INVECE SONO LE PAGINE DOVE TOMMASO D'AQUINO NEGA L'IMAGO DEI, CIOè L'IMMAGINE DI DIO, NELLA FEMMINA:
La de Beauvoir sostiene che l'antifemminismo cristiano è sempre stato legato a un atteggiamento ostile alla sessualità. In effetti "in una religione che maledice la carne, la donna diventa la più temibile tentazione del demonio (...) la carne che per il cristiano è Altro, è il nemico, non si discrimina dalla donna. In lei si incarnano le tentazioni della terra, del sesso, del demonio. Tutti i padri della Chiesa mettono l'accento sul fatto che fu lei a indurre Adamo in peccato. Inoltre, dal Medioevo in poi, il fatto di avere un corpo è stato additato nella donna come un'ignominia." (1)
(1) La donna terrena è la ianua diaboli, la porta che permette al male (lussuria!) di entrare nel mondo. Al contrario la coperta, docile e sottomessa maria è la ianua coeli, la porta del Paradiso, proprio perché "depurata da ogni piacere sessuale, non provoca il maschio a lussuria"
La de Beauvoir rileva poi un'ipocrisia e perfino un inconscio sadismo nell'atteggiamento cristiano verso l'aborto:
"Bisogna notare che la Chiesa autorizza in certe occasioni l'uccisione di uomini fatti: nelle guerre, o quando si tratta di condannati a morte; ma riserva per il feto un umanitarismo intransigente."
Le donne, ridotte a una condizione di asservimento alla specie, come strumenti di riproduzione, esse non possono elevarsi al di sopra della loro condizione, "asservimento alla funzione generatrice" (...) ciò che intende dire la de Beauvoir è che la Chiesa contribuisce a mantenere tale asservimento anche dopo che la scienza ha reso possibile una liberazione (anticoncezionali, preservativi...) e lo fa appunto vietando alla donna i mezzi più efficaci per prevenire successive maternità non volute.
"Bisogna notare che la Chiesa autorizza in certe occasioni l'uccisione di uomini fatti: nelle guerre, o quando si tratta di condannati a morte; ma riserva per il feto un umanitarismo intransigente."
Le donne, ridotte a una condizione di asservimento alla specie, come strumenti di riproduzione, esse non possono elevarsi al di sopra della loro condizione, "asservimento alla funzione generatrice" (...) ciò che intende dire la de Beauvoir è che la Chiesa contribuisce a mantenere tale asservimento anche dopo che la scienza ha reso possibile una liberazione (anticoncezionali, preservativi...) e lo fa appunto vietando alla donna i mezzi più efficaci per prevenire successive maternità non volute.
Un'analisi dell'opera della de Beauvoir fa emergere un quarto punto importante di critica alla Chiesa: escludendo le donne dalla gerarchia, contribuisce a inculcare in loro un senso di inferiorità:
"Gli emissari di Dio sulla terra: il papa, i vescovi di cui si bacia l'anello, il prete che dice messa... sono tutti uomini"
L'esclusione della donna dalla gerarchia ha un significato psicologico diverso da quello della sua esclusione da altri gruppi autorevoli, perché si collega con l'idea della divinità come entità maschile; quest'idea è rafforzata dal fatto che Dio viene chiamato Padre, che Cristo è maschio, che gli angeli puri spiriti hanno nomi maschili. E così si incoraggia la tendenza a stabilire un'equazione tra il sesso maschile e il divino (...) L'unica possibilità concessa alle donne è la docilità verso il maschio, unico intermediario tra loro e un Dio Maschio.
"Gli emissari di Dio sulla terra: il papa, i vescovi di cui si bacia l'anello, il prete che dice messa... sono tutti uomini"
L'esclusione della donna dalla gerarchia ha un significato psicologico diverso da quello della sua esclusione da altri gruppi autorevoli, perché si collega con l'idea della divinità come entità maschile; quest'idea è rafforzata dal fatto che Dio viene chiamato Padre, che Cristo è maschio, che gli angeli puri spiriti hanno nomi maschili. E così si incoraggia la tendenza a stabilire un'equazione tra il sesso maschile e il divino (...) L'unica possibilità concessa alle donne è la docilità verso il maschio, unico intermediario tra loro e un Dio Maschio.
La storia: una serie di contraddizioni
La Bibbia ci mostra la condizione molto insoddisfacente e spesso infelice delle donne nei tempi antichi. Gli autori dell'Antico Testamento e del Nuovo Testamento erano uomini del loro tempo, e sarebbe ingenuo supporre che fossero esenti dai pregiudizi di allora. Quindi è un procedimento assai dubbio quello di costruirsi un'idea della "natura femminile" e del "piano di Dio" sulla donna partendo dai testi biblici. Come ha ammonito un teologo, "stiamo attenti a non tradurre in termini di natura ciò che è stato scritto in termini di storia" (Louis Marie Orrieux, 1963)
Nota di Lunaria: Ovviamente per i cristiani TUTTA la Bibbia è ispirata da Dio. Di fronte all'evidenza che la Bibbia è un testo misogino, violento, opprimente, scritto da maschi secoli fa, ha senso per le donne far parte di questo culto?
Gli autori cristiani lungo i secoli hanno sfruttato al massimo il racconto della creazione di Eva contenuto nel Genesi, nonché l'ubicazione della costola. Tutto ciò, unitamente al ruolo di tentatrice svolto da Eva nel peccato originale, è stato interpretato come una dimostrazione inequivocabile dell'immutabile inferiorità della donna, un'inferiorità non solo fisica ma anche intellettuale e morale (...) Il fondamento sul quale costruire tutta l'argomentazione per asservire la donna viene trovato nel più antico dei due racconti della creazione, il documento "jahvista" del capitolo II del Genesi, che si è voluto utilizzare come base del pensiero cristiano, mentre non si è prestata molta attenzione al racconto del documento "sacerdotale" che si trova nel capitolo I del Genesi.
Nota di Lunaria: Infatti il racconto in Genesi è DUPLICE. Nel primo racconto (gli) Elohim crea(no) un "maschiofemmina", quindi androgino o uno strano essere "maschiofemmina" (con due teste, una di Adamo, l'altra di Eva? quattro braccia? Due organi genitali? Non è dato saperlo).
Nel secondo racconto Jahvè crea prima Adamo e poi Eva.
è pure degno di nota che anche il tema della "divisione dei ruoli" viene collocato nel contesto delle conseguenze del peccato: e qui è l'uomo che svolge il compito di dominare la natura, mentre la donna viene vista soltanto nel contesto delle fatiche connesse con la riproduzione della specie. (Nota di Lunaria: infatti secondo quest'ottica, la donna è creata per permettere ad Adamo di riprodursi, mentre è il solo Adamo ad aver dato un nome alle cose e agli animali, come "signore assoluto della conoscenza, della scienza, del dominio sulle cose")
è pure degno di nota che anche il tema della "divisione dei ruoli" viene collocato nel contesto delle conseguenze del peccato: e qui è l'uomo che svolge il compito di dominare la natura, mentre la donna viene vista soltanto nel contesto delle fatiche connesse con la riproduzione della specie. (Nota di Lunaria: infatti secondo quest'ottica, la donna è creata per permettere ad Adamo di riprodursi, mentre è il solo Adamo ad aver dato un nome alle cose e agli animali, come "signore assoluto della conoscenza, della scienza, del dominio sulle cose")
I passi più pesantemente antifemministi si trovano, come è noto, nei testi paolini.
Per le usanze di quel tempo, come quella che le donne andassero velate, Paolo cercò una giustificazione teologica e ciò spiega in parte il riferimento da lui fatto a Genesi 2 in Corinzi 11,7 che egli interpreta nel senso che la donna sia destinata all'uomo, non viceversa. Ed è qui che troviamo l'idea che "L'uomo sia immagine e gloria di Dio", mentre la donna sarebbe "La gloria dell'uomo";
"E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo"(*)
Per le usanze di quel tempo, come quella che le donne andassero velate, Paolo cercò una giustificazione teologica e ciò spiega in parte il riferimento da lui fatto a Genesi 2 in Corinzi 11,7 che egli interpreta nel senso che la donna sia destinata all'uomo, non viceversa. Ed è qui che troviamo l'idea che "L'uomo sia immagine e gloria di Dio", mentre la donna sarebbe "La gloria dell'uomo";
"E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo"(*)
(*) E infatti Tommaso d'Aquino aggiunge: "Dimostrazione: Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse tratta dall‘uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali. Primo, perché da ciò risultasse una particolare dignità per il primo uomo, il quale a somiglianza di Dio doveva essere il principio di tutta la sua specie, come Dio è il principio di tutto l‘universo. Per cui anche S. Paolo [At 17, 26] afferma che Dio «creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini»."
Uno dei passi più spesso citati è "Le mogli stiano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto" (Efesini 5,22-24)
I testi in questione sono stati usati lungo i secoli come garanzia dell'approvazione divina per trasformare la condizione subalterna della donna da fatto storico contingente in norma immutabile; sono stati citati per corroborare le tesi di chi faceva di tutto per impedere l'accesso delle donne all'istruzione, alla parità economica e giuridica e alle professioni. E purtroppo quest'uso irresponsabile continua ancor oggi.
I testi in questione sono stati usati lungo i secoli come garanzia dell'approvazione divina per trasformare la condizione subalterna della donna da fatto storico contingente in norma immutabile; sono stati citati per corroborare le tesi di chi faceva di tutto per impedere l'accesso delle donne all'istruzione, alla parità economica e giuridica e alle professioni. E purtroppo quest'uso irresponsabile continua ancor oggi.
Nota di Lunaria: e mettiamo anche le pagine bibliche di san paolo prima che qualcuno starnazzi che non è vero niente e che è tutta una menzogna:

