Capitolo 2: Patristica, Scolastica e Pio XI


IL PERIODO PATRISTICO
 
L'esame degli scritti dei Padri della Chiesa mette chiaramente in luce il fatto che esiste realmente un problema della donna nella Chiesa. La seguente affermazione di Gerolamo:
"Finchè la donna è per la generazione e per la prole, essa differisce dall'uomo come il corpo differisce dall'anima; ma quando vuol servire Cristo più che il mondo, allora cesserà di essere donna, e sarà chiamata uomo, vir"

("Quandiu mulier partui servit et liberis, hanc habet ad virum differentiam, quam corpus ad animam. Sin autem Christo magis voluerit servire quam saeculo, mulier esse cessabit, et dicetur vir" Comm. in Epist. and Ephes. III, 5)

Nota di Lunaria: parole affermate dallo stesso Gesù, nel vangelo apocrifo degli Egiziani: "Sono venuto a distruggere le opere della femmina", mentre nel "Vangelo di Tommaso", Gesù dichiara: "Io la guiderò in modo da farne un maschio, cosicché anch'essa possa diventare uno spirito vivente che somigli a voi maschi. Infatti ogni donna che diventa maschio entrerà nel Regno dei Cieli."

Caratteristiche tipicamente femminili sono, secondo i Padri della Chiesa, la superficialità e l'incostanza (1), la loquacità e la debolezza (2), la durezza di comprendonio (3)
e l'instabilità mentale (4)

1) Giovanni Crisostomo: "Perciò la donna è una cosa debole di mente e corpo, e incostante e leggera" ("Propter quod mulier res imbecilla et mobilis et levis", Epist. I ad Cor. cap. 14, v 35, Homilia XXXVII)
2) Giovanni Crisostomo: "Questo sesso infatti è ciarliero", "Il sesso infatti è debole o incostante, leggero" ("Loquax enim est hic sexus"; "Sexus enim est infirmus et levis" In Epist. I ad Tim., cap. 2, v. 11, Homilia IX)
3) Cirillo d'Alessandria: "Infatti in massima parte la mente delle femmine è più rozza, né può facilmente capire cose difficili"
("Rudiores enim sunt ut plurimum feminarum mentes, nec ardua facile possunt assequi", Joannis evan. liber XII, XX, 15)
4) Gregorio Magno: "Perciò io non parlo alle femmine, bensì agli uomini, perché chi è di mente instabile non è assolutamente in grado di capire le mie parole" ("Ergo non feminis, sed viris loquor, quia hi qui fluxa mente sunt mea verba percipere nequaquam possunt", Moral. Liber XXVIII, cap. )

Per lo più essi sembrano perplessi per il fatto dell'esistenza stessa della donna. Agostino ha bene espresso tale punto di vista dicendo che non capiva come si possa dire che la donna sia stata creata per essere di aiuto all'uomo, se si esclude l'opera della generazione:
De Genesi ad litteram IX, cap. 5
"Perciò non trovo per che cosa la donna sia stata creata come aiuto all'uomo, se si toglie la causa del partorire" ("Quapropter non invenio ad quod adjutorium facta sit muliere viro, si pariendi causa subtrahitur")

E ancora, Clemente d'Alessandria: Stromatum, liber IV, cap. 8
"Capo è ciò che gode di preminenza; se è vero che il Signore è capo dell'uomo, e l'uomo della donna, ne consegue che l'uomo è il signore della moglie" ("Caput ergo est id, quod principatum obtinet: si est autem Dominus viri caput, mulieris autem vir")
Nel Genesi, i Padri trovarono una spiegazione dell'inferiorità della donna, che servì da garanzia del beneplacito divino per perpetuare una situazione che di fatto rendeva la donna inferiore.
Giovanni Crisostomo pensava che dalla creazione successiva di Eva si potesse dedurre che Dio aveva assegnato all'uomo il ruolo più necessario e più onorevole, alla donna quello di minor conto e meno onorevole: "Perciò Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all'uomo, e la minore e inferiore alla femmina" ("Ita Deus ordine suas cuique functiones distribuit, ut utilior ac magis necessaria pars viro obtingeret, minor autem et inferior feminae", Quales ducendae sint uxores, 4)
L'Ambrosiaster poi osserva che la donna è inferiore all'uomo perché non è che una porzione di lui:
"La donna è quindi inferiore all'uomo, perché non è che una porzione di lui" ("Inferior ergo mulier viro est, portio enim ejust est", Comment. in Epist. ad Cor. primam, PL 17, 253)
E: "L'uomo infatti fu fatto a immagine di Dio, non la donna" ("Vir enim ad imaginem Dei factus est, non mulier")
Agostino scrive che solo l'uomo è immagine e gloria di Dio; e poichè la donna credente, pur coerede della grazia, non può spogliarsi del suo sesso, viene reintegrata nell'immagine di Dio solamente là dove non esiste sesso, ovvero nello spirito:
"La donna insieme con il suo uomo è l'immagine di Dio (...) L'uomo invece per quanto riguarda lui solo, è immmagine di Dio così piena e integra come quando la donna è a lui unita (...) Le femmine credenti sono rinnovate a immagine di Dio là dove non c'è alcun sesso, cioè nella loro mente che è spirituale" (De Trinitate XII, 7)
Così Agostino insegnava che l'ordine delle cose sottomette la donna all'uomo: "Ad esempio di tal cosa fu creata la femmina, che l'ordine delle cose sottomette all'uomo... E come è compito dell'uomo governare la femmina" ("Ad hujus rei exemplum femina facta est, quam rerum ordo subjugat viro... Sicut vir debet feminam regere", De Genesi contra Manichaeos, II, 11)
e per Origene: "Le nostre azioni sono femmine o maschi (...) Se seminiamo nella carne, il frutto del concepimento della nostra anima non è maschio, bensì femmina, e quindi fiacco, molle, greve di materia. Se invece contempliamo le cose eterne e abbiamo l'animo attento alle cose migliori, allora sì che produciamo i frutti dello spirito, tutti maschi. Perché ciò che è presentato al cospetto di Dio, tutto ciò che appare agli occhi del Creatore è maschio, non femminile e Dio non si degna di guardare ciò che è femminile e corporeo" ("Quod agimus, aut femina aut mas est. Seminantes enim in carne non marem sed feminam edimus animae fetum, nempe enervem, mollem aut materia crassum. Si vero aeterna spectantes et ad meliora attentum habentes animum, fructus spiritus edimus, omnes fetus nostri mares sunt. Quae igitur offeruntur in cospectu Dei, quaeque Creatoris oculis apparent, haec mascula, non feminea sunt. Neque enim feminea aut corporea dignatur Deus respicere", Comm. in Lucam, Homilia VIII)

Scriveva Tertulliano per l'edificazione delle sue contemporanee:
"Non sai che sei Eva? Tu sei la porta del diavolo... tu sei colei che per prima ha violato la legge divina; tu sei colei che ha persuaso a peccare colui che il diavolo non fu capace di attaccare; con quanta facilità hai fatto cadere l'uomo, l'immagine di Dio; per la pena da te meritata, cioè la morte, perfino il figlio di Dio dovette morire"
"Et Evam te esse nescis? Tu es diaboli ianua, tu es divinae legis pria desertrix; tu es quae eum suasisti, quem diabolus aggredi non valuit; tu imaginem Dei, hominem, tam facile elisisti; propter tuum meritum, id est mortem, etiam filius Dei mori habuit"
(De Cultu feminarum, l'abbigliamento delle femmine)

Ciliegina sulla torta: per Tertulliano ogni femmina dovrebbe andare in giro coperta di stracci, come un'Eva piangente e penitente, per meglio espiare ciò che le deriva da Eva: l'ignominia della prima colpa, la perdizione del genere umano.
Clemente d'Alessandria nel "Paedagogi" (II, 2) insegnava che per la donna è già sufficiente motivo di vergogna il pensare che essa sia donna:
"Per la donna, per la quale è motivo di vergogna il pensiero stesso di chi essa sia."

Nella mentalità dei Padri, donna e sessualità si identificavano, e quindi l'orrore da loro provato per il sesso diventava orrore per la donna (...) Il senso di colpa maschile per il sesso, un'ipersensibilità agli stimoli sessuali, veniva così trasferito sull'"Altra", alla donna. (Nota di Lunaria: ricordiamoci che il cristianesimo, sempre per bocca dei Padri della Chiesa, esaltava la castità e considerava l'orgasmo il sommo male, negando addirittura il piacere tramite autoerotismo o pensieri sessuali; si consulti a tal proposito il "Manuale dei Confessori" di Jean Baptiste Bouvier)

IN QUESTO LIBRO SI TROVANO DOZZINE DI ALTRE SCHIFOSATE MISOGINE (NON SOLO CRISTIANE)


è INUTILE CHE CONTINUATE A NEGARE LA MISOGINIA DELLA VOSTRA RELIGIONE! CHI HA CERVELLO LEGGE I LIBRI GIUSTI E LE COSE LE SCOPRE!!!!!!

Osservazione di Lunaria a queste galanterie cristiane:
Che altro ci dovevamo aspettare da maschi che hanno fondato una religione che adora un Dio Padre fecondatore e un Dio nato esclusivamente maschio in terra, se non queste belle frasi galanti sulle donne, pronunciate mentre si magnificava la virilità di Cristo, il Dio che si fa maschio in terra, maschio, come questi Padri della Chiesa, un Dio Maschio che permetteva al meglio che la loro virilità fosse elevata a sesso dello stesso Dio?
Il loro stesso riferirsi alle donne col termine spregiativo di "femmine", "femina" (mentre non chiamano gli uomini "maschi", "mas, masculus") e non "mulier" ("donna"), lascia intendere come considerassero la donna un semplice animale sessuato.

IL MEDIOEVO

Pier Lombardo, il teologo del XII secolo le cui Sentenze divennero il testo usato dai docenti di teologia, scrive che: "La donna è la sessualità stessa" ("Mulier est ipsa sensualitas", Collectanea in epist. D. Pauli ad Cor., Cap. XI, 8-10); anche Graziano, il principe dei canonisti della Chiesa d'Occidente, autore del Decretum (XII secolo), scrive che la parola "vir" (uomo) deriva da "virtus animi" (virtù, fortezza d'animo); la parola "mulier" (donna) deriva da "mollities mentis" (mollezza della mente).
Bonaventura in Comm. in sec. librum Sententiarum Petri Lombardi, dist. XVI, art 2., q.2, annota: "L'immagine di Dio si trova in maniera più eccellente nel sesso maschile che in quello femminile"
("Excellentiori modo reperitur imago Dei in sexu masculino quam feminino") e "Infatti l'uomo, poichè è forte e presiede alla donna, rappresenta la parte più elevata della ragione, invece la donna rappresenta quella inferiore e ciò a motivo della virilità da un lato, e dell'infermità e fragilità dall'altro" ("Vir enim, quia fortis est et praesidet mulieri, superiorem portionem rationis significat, mulier vero inferiorem, hoc autem est ratione virilitatis ex parte una, et infirmitatis et fragilitatis ex altera", XVIIII, art. 1, q.1)

A questo quadro venne ad aggiungersi un elemento nuovo, cioè l'assimilazione nella teologia della filosofia aristotelica, la quale fornì gli strumenti concettuali che furono utilizzati per cristallizzare il posto subalterno della donna nell'universo. Nell'opera di Tommaso d'Aquino, che in seguito avrebbe conquistato una posizione di assoluta preminenza nella Chiesa (Nota di Lunaria: anche oggi: basta farsi un giretto su certi siti cristiani...) il pensiero aristotelico si sposò alle interpretazioni bibliche allora correnti, cosicché al peso dell'"autorità" venne ad aggiungersi il peso della "scienza".
E così, seguendo Aristotele, l'Aquinate credette che la femmina fosse difettosa nella sua natura individuale, e scrisse che altro non è che un maschio mal riuscito ("mas occasionatus") giacchè la forza attiva del seme maschile tende a riprodurre un'immagine perfetta di sesso maschile; e perciò l'esistenza della donna non può derivare che da qualche difetto della forza attiva (quella del padre) oppure da qualche indisposizione materiale, o da qualche influsso negativo esterno, per esempio da quello del vento del Sud, che è umido (Summa Theologiae I, 92, I ad 1).
Tommaso aggiunge che per quanto riguarda la natura umana in generale la donna non può essere considerata un semplice incidente, ma è inclusa nelle intenzioni della natura, in quanto destinata alla riproduzione della specie.
E sembra non sia capace di fare altro, perché:
"Per qualsiasi altra funzione l'uomo può essere aiutato meglio da un altro uomo." (Summa Theologiae, I,92 1 c.)
E ancora: "Il padre è il principio attivo, mentre la madre si comporta come principio passivo e materiale. Ecco perché formalmente parlando, il padre deve essere amato di più (...) La madre somministra la materia informe del corpo, organizzata nella virtù formativa che è nel seme paterno" (Summa Theologiae  II- II, 26, 10 ad 1)
(Nota di Lunaria: tra l'altro l'Aquino applica questo concetto anche a Maria, quando discetta sul suo ruolo di somministratrice passiva alla materia di Cristo...)
"E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo, perché l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento di ragione"
A suo parere questo stato di cose non era conseguenza del peccato originale, ma sussisteva ancor prima della caduta. Infatti:
"Ci sono due specie di sudditanza (...) economica o politica, in forza della quale chi è a capo si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. E tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato, poichè senza il governo dei più saggi sarebbe mancato il bene dell'ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all'uomo poichè l'uomo ha per natura un più vigoroso discernimento razionale." (Summa Theologiae I, 92, 1 ad 2)
E ancora, in riferimento al sacerdozio, vietato alle donne:
"Ora, poichè il sesso femminile non può esprimere nessuna eminenza di grado, essendo la donna in stato di sudditanza, è chiaro che non può ricevere il sacramento dell'ordine" (Summa Theologiae Suppl. 39, 1 c.) e per l'origine della donna:
"L'immagine di Dio che è nell'uomo non è nella donna; l'uomo per esempio è principio e fine della donna, come Dio è principio e fine di tutte le creature"  (Summa Theologiae I, 93, 4 ad I)
"Dimostrazione: Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse tratta dall'uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali. Primo, perché da ciò risultasse una particolare dignità per il primo uomo, il quale a somiglianza di Dio doveva essere il principio di tutta la sua specie, come Dio è il principio di tutto l‘universo. Per cui anche S. Paolo [At 17, 26] afferma che Dio «creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini»."
L'idea degradante che "l'uomo è principio e fine della donna" viene rafforzata dal parallelo uomo/donna e Dio/creatura.
Da notare come Tommaso d'Aquino, il "Santo Dottore della Chiesa Cattolica", si chieda "se c'era bisogno di produrre la 
donna nella prima costituzione del mondo"...

A PROPOSITO: IL "DOTTORE ANGELICO" HA QUASI COMMESSO UN FEMMINICIDIO VISTO CHE HA GETTATO DEI TIZZONI ARDENTI CONTRO UNA DONNA, UNA PROSTITUTA, CHE GLI ERA STATA CONDOTTA IN CAMERA DAI FRATELLI DI TOMMASO:


Qui invece trovate le porcate di Lutero: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/lutero-e-calvino-misogini-e-assassini.html
non solo andava a prostitute, ma aveva pure pensato di "regalarle" ai suoi amici. E per lui le donne erano "p*ttane del demonio" e quindi andavano sterminate!!!

Particolarmente rivelatrici erano (e sono tuttora) le ragioni addotte per escludere le donne dagli ordini sacri.
Domenico Soto (1494-1560), dopo aver citato le solite motivazioni fondate sui testi di Paolo aggiungeva che anche il lume naturale mostra che sarebbe un'assurdità promuovere le donne alla facoltà di consacrare e di ascoltare confessioni poichè "il sesso femminile manifesta una certa povertà della ragione e debolezza mentale"
Francesco di Sales (1567-1622), rivolgendosi ai mariti, li ammoniva: "poichè Dio ha creato le donne tali affinchè, da voi dipendendo, a voi ne venisse più onore e rispetto, e le teneste per compagne in maniera da essere insieme i capi e i superiori"

Non è stata l'ideologia cattolica, ma la rivoluzione industriale, che ha portato all'emancipazione delle donne. I teologi del XVIII, XIX e XX secolo continuarono a giustificare la condizione tradizionale di subordinazione e di incapacità legale delle donne sposate.

La reazione degli ambienti cattolici ufficiali nel XIX e XX secolo contro il movimento per l'emancipazione femminile mise in luce il perdurante conflitto tra la concezione cristiana della donna come persona creata a immagine di Dio e l'idea che si aveva di lei come essere inferiore, derivato.
Papa Leone XIII scriveva: "Come Cristo è il capo della Chiesa, così il marito è il capo della sposa; e siccome la Chiesa si tiene soggetta a Cristo che nutre per lei un amore castissimo ed eterno, così conviene che le spose siano soggette ai loro mariti, i quali a vicenda le debbono amare di affetto fedele e costante"
Una delle più grandi battaglie per ottenere alla donna il diritto di diventare pienamente adulta è stata quella per un'istruzione uguale a quella dell'uomo.

Pio XI, nel 1939, così si esprimeva, sull'educazione scolastica delle donne: "Non vi è nella natura stessa, che li fa diversi nell'organismo, nelle inclinazioni e nelle attitudini, nessun argomento che vi possa o debba esser promiscuità e molto meno eguaglianza di formazione dei due sessi (e citando dall'enciclica sul matrimonio cristiano) "Il quale ordine richiede la superiorità del marito sopra la moglie e i figli, e dall'altra la pronta soggezione e ubbidienza della moglie..."
e qui, il papa si rivolge a chi cerca di emancipare le donne:
"Maestri di errori che scalzano la fedele e onesta soggezione della moglie al marito, e dicono i diritti tra i coniugi essere uguali (...) La vera emancipazione della donna non implicherà una falsa libertà e innaturale uguaglianza con l'uomo."
perché, per Pio XI, la donna è:
"Destinata ad essere madre (...) A questo fine il Creatore ha ordinato tutto l'essere proprio della donna, il suo organismo, ma anche più il suo spirito e soprattutto la sua squisita sensibilità (...) Una culla consacra la madre di famiglia, e più culle la santificano e glorificano innanzi al marito e ai figli, innanzi alla Chiesa e alla patria. Stolte, ignare di sé e infelici quelle madri che si rammaricano, se un nuovo bambino si stringe al loro petto e chiede alimento alla fonte del loro seno!"

Qui Pio XI raggiunge il suo capolavoro, andando a postulare Ex Cathedra, che le donne siano tutte masochiste:
"Anche i dolori che, dopo la colpa originale, la madre deve soffrire per dare alla luce il suo bambino, non fanno che stringere maggiormente il vincolo che li unisce; ella lo ama tanto più, quanto più le è costato dolore"

Come fa notare Mary Daly, in commento a queste frasucole di Pio XI: "Se la subordinazione della donna fosse davvero così naturale, non sarebbe necessario insistervi tanto: e non occorrerebbe dire alla gente, con tanto sfoggio di autorità, come 'comportarsi in modo naturale'."