Capitolo 5: Il demone del pregiudizio sessuale: un esercizio d'esorcismo

Il demone del pregiudizio sessuale: un esercizio d'esorcismo

Quel che più conta è il fatto che, in grande maggioranza, le donne non hanno mai protestato per essere state relegate nella teoria e nella prassi sociale, in una categoria sub-umana. La massa delle donne africane non si è mai ribellata contro nefandezze come le mutilazioni genitali rituali o l'acquisto delle mogli.
(Nota di Lunaria: in realtà è stato dimostrato che le donne africane che vivono negli Stati pro-infibulazione non conoscevano a priori cosa fosse la clitoride, a cosa servisse;
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/infibulazione-e-clitoridectomia.html
plagiate da una cultura ancestrale che vede in quel lembo di pelle un organo sporco e diabolico, sono convinte che estirparselo sia persino un atto salutare, un qualcosa che le migliorerà; ad ogni modo, se comunque non era possibile che quelle donne avessero coscienza della clitoride, forse avrebbero dovuto comunque ribellarsi perché la mutilazione genitale spesso porta alla morte.)
La maggioranza delle donne musulmane non ha reagito contro l'istituzione dell'harem. La maggioranza delle donne europee e americane non si è battuta per conquistare il diritto di voto, di avere un'istruzione pari a quella degli uomini e un pari accesso a tutte le professioni. E la stragrande maggioranza delle donne cattoliche non ha mai contestato il proprio ruolo passivo nella chiesa e l'impossibilità di far sentire la propria voce.
Ciò sembrerebbe confermare lo stereotipo dell'Eterno Femminino, che vede nella donna un essere passivo e sottomesso per natura.

Questa non-resistenza all'oppressione si può spiegare in parte con la mancanza di occasioni concrete per organizzarsi e lottare, e con la paura che è tipica di coloro che vivono in una condizione di assoggettamento; e in parte con l'ignoranza dei fatti.

è poi assai probabile che il guardare soltanto ai propri interessi personali renda difficile percepire il problema per molte donne, le quali hanno una vaga impressione che il sistema funzioni abbastanza bene per ciò che le riguarda: e, stando bene, non si prendono il disturbo di prescindere dalla propria condizione personale e guardare invece alla situazione delle donne nel suo complesso. Spesso le antifemministe appartengono alle classi privilegiate e si mostrano cieche di fronte ai problemi delle loro sorelle meno fortunate. Così la baronessa von Le Fort (vedi capitolo 4) poteva ben scrivere di quanto fosse "appagante" il lavoro di domestica, proprio perché lei stessa non aveva mai dovuto sperimentare personalmente gli "appagamenti" di un'esistenza del genere.

Inoltre ci sono anche le abitudini, le usanze, che hanno un effetto soporifero: l'idea che "tutti fanno così", che "le cose sono sempre andate così" ha impedito a molte menti logiche di trarre certe conclusioni.

La teoria psicanalitica della repressione e della proiezione ci aiuta a capire come possa svilupparsi un meccanismo del genere.
Questo processo di una "psicologia dei ruoli" ovvero di una "profezia che si autorealizza" implica un circolo vizioso: infatti i membri del gruppo oppresso o minoritario non hanno altra immagine con cui identificarsi se non quella imposta loro dal gruppo dominante, e pian piano imparano a comportarsi secondo ciò che ci si aspetta da loro; e poichè così facendo diventano di fatto inferiori, appunto come vuole la società, contribuiscono a rafforzare il pregiudizio.
Spesso la donna ha la sensazione di non esistere, un'impressione che le deriva dal fatto che i compiti di moglie e di madre annullano la sua identità di persona. La terapia rivela che ci sono molto uomini per i quali la moglie non esiste come persona, ma solo come cosa di loro proprietà e come madre dei loro figli.
Molti scritti clericali ("Il manuale del matrimonio cattolico" di Monsignor Kelly, per esempio) arrivano a proclamare che la moglie è "la ricompensa" che il marito ha dopo una giornata di duro lavoro.     


La soluzione

La risposta è stata suggerita da Simone de Beauvoir: non si tratta di rimpiazzare il vecchio stereotipo creandone uno nuovo, bensì di far vedere quanto poco valgano tutti gli stereotipi, mettendo in luce l'immensa varietà del potenziale che c'è nelle donne.