Dopo aver preso nota delle idee misogine più ovvie che si sono infiltrate nella tradizione cristiana, si comincia a vedere quanto siano profonde le loro radici e come siano collegate tra loro. La teologia può essere paragonata a un organismo: la malattia che ne colpisce una parte subito si diffonde in altre parti; Inoltre non basta curare i sintomi; anzi, la sparizione istantanea di manifestazioni superficiali può nascondere il fatto che la malattia rimane a livello più profondo, pronta a riapparire in altre forme.
Idee su Dio
(...) Non mancano indizi che l'assurda idea della maschilità di Dio indugi nella mente dei teologi, dei predicatori e dei semplici fedeli. Se un predicatore dovesse pubblicamente riferirsi a Dio usando un pronome femminile "Lei, Essa", sicuramente molti troverebbero del tutto anomalo e fuori luogo un tale riferimento a Dio, e dovendo scegliere tra un pronome femminile e uno neutro ("It", solitamente riservato alle cose) preferirebbero quest'ultimo, che sembrerebbe loro meno blasfemo di quello femminile.
Persino le migliori opere teologiche possono occasionalmente rispecchiare la confusione esistente su Dio e il sesso; il seguente passo tratto da "La spada a doppio taglio", di John L. Mackenzie, è un esempio interessante:
"Abbiamo già fatto notare che nei miti mesopotamici il sesso era un fatto primigenio come la natura stessa. Gli ebrei non potevano accettare questo concetto, perché non c'era sesso nel Dio che adoravano. Dio è, naturalmente, maschile, però non nel senso di distinzione sessuale; e gli ebrei trovarono necessario stabilire esplicitamente, in forma di racconto, che il sesso fu introdotto nel mondo della divinità creatrice, la quale è al di sopra di ogni sesso, come come è superiore a tutte le cose da essa create."
L'aspetto più affascinante è che in un passo che intende spiegare che il Dio dell'Antico Testamento non ha sesso, e nel quale l'autore si dà da fare per chiarire questo concetto si trovi poi la blanda asserzione che "Dio è, naturalmente, maschile"
Cosa può voler dire l'aggettivo "maschile" attribuito a un Essere che non ha sesso?
Quest'affermazione riguarda Dio o non riguarda piuttosto l'opinione del sesso maschile che ha l'autore e/o avevano gli ebrei?
In ogni caso il condizionamento creato dalla diffusa convinzione che Dio è maschio - checché ciò significhi - non è certo tale da generare una grande stima di sé nelle donne o molta stima per le donne:
(Nota di Lunaria: non parliamo poi del concetto che Dio si fa maschio in Gesù Cristo...)
Tra le idee su Dio, nocive e atte a indurre in errore ci sono concetti solitamente messi in relazione con "la divina onnipotenza", "L'immutabilità di Dio", "la divina provvidenza", (...) perché implicano l'idea che Dio è immutabile. Il quadro che se ne ricava è quello di un Dio onnipotente, supremamente giusto, il quale vuole o permette che esistano certe condizioni oppressive. Si dice che Dio non è soggetto ad alcun cambiamento. Di fronte a un Dio di questo tipo l'uomo dispera: perché mai dovrebbe impegnarsi per migliorare la propria sorte o darsi da fare per instaurare la giustizia sociale, se c'è un Dio così?
La caratteristica centrale della visione del mondo che ne deriva è l'immutabilità. Tale visione del mondo produce una mente tutt'altro che aperta agli sviluppi teologici e ai mutamenti sociali; una mentalità condizionata da simili idee si mostrerà istintivamente ostile ad ogni sforzo radicale per dominare e trascendere i limiti imposti dalla natura biologica. Quei teologi conservatori che si sono opposti a un'evoluzione nell'atteggiamento della Chiesa sulla regolazione delle nascite hanno appunto questo quadro di riferimento.
Per guarire l'antifemminismo cristiano occorreranno però altri sviluppi teologici. Occorrerà superare la concezione istituzionalista della Chiesa, che è stata la radice di molti mali. Una teologia che dà troppa importanza al carattere istituzionale della Chiesa tende a difendere le prese di posizione della gerarchia nel passato e a chiudere gli occhi davanti alla realtà di oggi.
Anche la teologia del sacramento dell'ordine ha risentito di una mancanza di equilibrio: si è insistito in modo sproporzionato sull'eccellenza della condizione sacerdotale, anzichè dare spazio alla dimensione di servizio. Si è tentati di concludere che in questa accentuazione esagerata della dignità del sacerdote ci sia una specie di simbolismo fallico.Tommaso d'Aquino scriveva che le donne non possono ricevere gli ordini sacri perché "il sesso femminile non può esprimere nessuna eminenza di grado, essendo la donna in stato di sudditanza"
Alcuni discepoli di Tommaso sono andati oltre. Un teologo domenicano statunitense, Edmund Manchak, nel 1965 scriveva che una donna non può essere ordinata, perché "ai fedeli riuniti in assemblea nella Chiesa la natura femminile di lei non può rappresentare quella caratterizzazine maschile che è appunto la distinzione sacramentale simbolica che Cristo possiede in relazione alla sua chiesa"
(guardate che lungaggine grammaticale per esprimere il concetto che la donna non può essere sacerdotessa perché le manca il pene... Nota di Lunaria)
Un altro punto da chiarire è questo: ci deve essere un radicale ripensamento della teologia sulla questione femminile, ma occorre respingere il modo di affrontare la questione che traspare dall'espressione "teologia della donna" perché essa dà implicitamente per scontato che le donne appartengano di fatto a una specie diversa; per far apparire chiaro il pregiudizio inerente in questa formula basta tentare di esprimere la corrispondente formula della "teologia dell'uomo maschio"; ciò dipende dal fatto che non si è mai pensato che gli uomini pongano problemi speciali, perché li si è sempre considerati pienamente umani.