Nonostante i continui progressi verso il riconoscimento dei diritti personali e dell'autonomia della donna, nel pensiero moderno e contemporaneo hanno continuato a fare capolino gli stereotipi riguardanti la sua presunta "natura".
Così il teologo domenicano francese A.M. Henry, scriveva
negli anni '50:
"In quel secolo equilibrato (il 1300) san Tommaso d'Aquino aveva un concetto della rispettiva posizione dei coniugi nella femiglia, che nonostante alcune esagerazioni, ci appare valida ancor oggi."
Gertrud von Le Fort (una baronessa) pubblicava "La donna eterna" (1934), un concentrato di misoginia auto-dispensata.
"Della Donna Eterna si dice che "ha la vocazione alla resa e al nascondimento; di qui il simbolo del velo (...) l'opera femminile non può pretendere di primeggiare ed è subordinata all'originale attività dell'uomo"
Totalmente staccata da sé, e anzi priva di un proprio io, essa non raggiunge una realizzazione personale, ma semplicemente un generico appagamento nella maternità, fisica o spirituale.
Secondo la von Le Fort il movimento femminista ha una motivazione "tragica" perchè "è il risultato di una dissonanza intervenuta nella natura femminile" mentre si lamenta che: "è difficile indurre le donne a compiere il lavoro di domestiche, che è così appagante e così consono alla naturale vocazione femminile"; (ricordiamo che l'Autrice era una baronessa, quindi, servita da domestiche e cameriere)
e al riguardo del "sacerdozio femminile": "La Chiesa non poteva affidare alla donna il sacerdozio... perchè avrebbe distrutto lo specifico significato di lei nella Chiesa"
Alcuni pensatori come Berdjaev (*) affermavano che il moderno movimento per l'emancipazione delle donne "cerca di condurle su una via maschile" e "mascolinizzasse la donna" (Teilhard de Chardin)
(*) Il quale aveva già dichiarato che: "Il culto della Madre di Dio, della Santissima Vergine, è sostanzialmente distinto dall'adorazione pagana del principio femminile; è l'adorazione di una femminilità completamente illuminata e serena, che ha conseguito la vittoria sull'elemento vile presente nella femminilità (...) Nell'elemento femminile c'è qualcosa di basso e sinistro"
Come osserva la traduttrice dell'opera della Daly, Liliana Lanzarini, non si capisce allora perchè Berdjaev tema che la donna emancipata si "mascolizzi", visto che per lui la femminilità contiene già un elemento vile, basso e sinistro da esorcizzare!, e al contrario, avrebbe dovuto approvare la "mascolinizzazione della donna nel Femminismo" come un miglioramento!
Ma la logica non appartiene ai pensatori cristiani.
Louis Bouyer nel 1962 scriveva una frase che avrebbe eccitato lo stesso Tommaso d'Aquino: "La femminilità è un segno dell'essenziale incompletezza della creatura"
Francis Arnold concordava in pieno con Nietzsche: "La felicità dell'uomo, come ha detto Nietzsche, è la mia volontà. La felicità della donna, invece, è la volontà di lui.", per poi affermare che: "il padre è il capo, il re, il rappresentante designato dell'autorità nella famiglia e l'episcopus della sua casa (...) quella gerarchia tra l'uomo e la donna che è stata voluta da Dio nel matrimonio, nella famiglia e nella società"
Danniel e Oliver, dopo aver affermato che "ai bambini si regalino solo trenini, per mostrare loro fin dai primi anni l'inclinazione al potere, mentre le bambine giochino con la bambola", postulano:
"Il cervello della donna è generalmente più leggero e più semplice di quello dell'uomo, e ciò può spiegare la sua minore capacità deduttiva"
Monsignor Giacomo Alberione, fondatore della Compagnia di San Paolo e di varie congregazioni religiose femminili:
"La donna in primo luogo ha come campo delle proprie fatiche la famiglia sua. E chi vuol darle come primaria occupazione un lavoro fuori di essa, dovrà violentare i suoi gusti, dovrà opporsi ai disegni provvidenziali di Dio, dovrà creare delle spostate, delle infelici, delle inutili, e peggio, delle rivoluzionarie"
e padre Jean Galot in un libro che rappresenta una vera e propria miniera di perle clerico-maschiliste scriveva:
"Nei privilegi di Maria, pur sublimi che siano si rivelano le intenzioni del piano divino relative a tutto il genere femminile"
"Così come Cristo, principio attivo perchè maschio, ha operato, Maria, come creatura dipendente (*) ha soltanto cooperato (**), così per analogia deve avvenire anche nei ruoli dell'uomo e della donna nella Chiesa"
"Cooperazione della donna in termini di ricettività: l'uomo ha la missione di predicare, la donna ha quella di ascoltare"
Ruolo che Jean Galot considera nobile e degno, perchè:
"Con la sua volontà di ascoltare e assimilare, la donna rende un servizio all'uomo che parla"
"Disposta per natura a subordinare la propria volontà a un altro, è docile e meno atta al ragionamento"
E, vetta sublime cristiana nell'idolatria del Cristo/sacerdote maschi, Galot conclude che "La scelta divina si appoggia sulle doti maschili"
(*) "L'incarnazione redentrice si è realizzata sotto la livrea maschile [...] Il piano divino pur attribuendo a Cristo, nuovo Adamo, il posto eminente e unico che conviene al figlio di Dio, gli ha messo accanto una nuova eva, a lui sottomessa e sotto la sua dipendenza.", pagina 80 e successive,
del suo manuale per l'educazione delle vere femmine cristiane
"C'è donna e donna".
(**) Ovvero, per citare l'Aquinate, ha somministrato in modo passivo la materia
Ovviamente, la donna non può che essere vergine/sposa/madre; mai e poi mai ai teologi/papi è venuto in mente di codificare il ruolo maschile nei soli vergini/sposi/padri.